AMBIENTE. Rapporto Ecomafia di Legambiente: un business da 23Mld di euro

Ammonta a 23 miliardi di euro il giro di affari della criminalità ambientale in Italia. Ogni ora si contano tre reati, come il traffico di animali sevaltici, lo smaltimento illegale di rifiuti o la costruzione di case abusive. Nel Belpaese il primato nel settore è conquistato dalla Campania: qui le violazioni delle leggi ambientali toccano il record, rappresentando ormai il 13,5% del totale nazionale. E’ quanto emerge da Ecomafia 2007, l’annuale rapporto di Legambiente presentato oggi a Roma.

Le notizie più preoccupanti arrivano dai rifiuti, soprattutto quelli speciali pericolosi e non, che alimentano sempre più i profitti delle organizzazioni criminali. Quelli fatti sparire nel nulla sono almeno 26 milioni di tonnellate, circa il 25% del totale prodotto, e il business della "Rifiuti spa" cresce in un anno del 38%. Da questo fronte però arrivano anche notizie positive: il 2006 è l’anno dei record, per il numero d’inchieste (18), di arresti (126) e di persone denunciate (417), grazie allo strumento fornito alle forze dell’ordine e alla magistratura dall’introduzione del delitto ambientale di organizzazione di traffico illecito di rifiuti (previsto dall’art. 53 bis del "decreto Ronchi", oggi sostituito dall’art. 260 del Codice dell’ambiente).

Per quanto riguarda i traffici internazionali la Cina si conferma meta privilegiata dei traffici illeciti provenienti dai paesi industrializzati. Più del 90% dei rifiuti esportati in Cina finisce nei villaggi della costa, dove, senza alcuna precauzione, viene recuperato il possibile. Tra le mete dei traffici illegali anche India, Siria, Croazia, Austria, Norvegia, Francia e alcuni paesi del Nord Africa. Il traffico e lo sfruttamento di animali in Italia alimenta invece un business di 3,1 miliardi di euro (stima Ente nazionale protezione animali – Enpa), di cui 700 milioni arrivano dai combattimenti clandestini, 1,2 miliardi dalle corse illegali, 500 milioni dalla macellazione clandestina e 700 milioni dal traffico di specie protette. Va sottolineata la moltiplicazione di corse clandestine di cavalli in Sicilia, Campania e Puglia (15 i casi accertati negli ultimi 12 mesi).

Prevenzione e impegno delle forze dell’ordine. Questo chiede Roberto Della Seta, presidente di Legambiente contro le ecomafie. "L’Italia subisce l’ecocriminalità più di altri Paesi europei – spiega- anche perché le mafie hanno introdotto stabilmente nei loro traffici il business ambientale. Per questo è importante mettere le forze dell’ordine nelle migliori condizioni per continuare al meglio l’opera di repressione delle ecomafie. Per questo è importante lavorare molto sulla prevenzione. Per questo è fondamentale mettere in pratica anche strumenti normativi adeguati. Sono stati assunti impegni sicuramente positivi: gli stanziamenti, nell’ultima legge Finanziaria, per sostenere la demolizione delle costruzioni abusive e rendere più efficace la lotta all’ecomafia; l’istituzione, nell’agosto 2006, dell’Osservatorio sui crimini ambientali presso il ministero dell’Ambiente; l’annuncio, da parte del ministro della Cultura, di un deciso rafforzamento delle attività d’indagine e di repressione contro chi aggredisce i beni paesaggistici del nostro paese. Ma la reazione dello Stato resta drammaticamente al di sotto dell’asprezza della minaccia ecomafiosa. Servono nuovi e più decisi passi avanti, due sopra tutti: inserire a pieno titolo i reati ambientali nel codice penale, superare la gestione commissariale dei rifiuti nel Sud, che non ha sconfitto l’illegalità e ha deresponsabilizzato le istituzioni regionali e locali".

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