AMBIENTE. Rapporto Ispra: in Italia è allarme frane e perdita di biodiversità

Dagli anni ’90 le emissioni acidificanti, in Italia, sono calate, ma è ancora allarme inquinamento. Nel 2009, infatti, il 45% delle stazioni di monitoraggio di PM10 ha superato il valore limite giornaliero: i livelli più alti di queste polveri si sono registrate soprattutto nelle grandi città dell’area padana. Per quanto riguarda il PM2,5, capace di penetrare in profondità nel sistema respiratorio a causa delle sue piccolissime dimensioni, non si hanno ancora sufficienti dati a disposizione. Comunque il 77% delle stazioni rispetta il valore limite di 25 μg/m3, che entrerà in vigore nel 2015. Resta, però, il fatto che polveri, ozono e biossido di azoto fanno ancora temere per la nostra salute e devono quindi essere oggetto di attenzione da parte degli amministratori locali.

E’ questo il messaggio che emerge dal Rapporto annuale Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, presentato oggi a Roma. Il Rapporto, anche quest’anno, fotografa lo stato di salute dell’ambiente del nostro Paese, fornendo dati e riflessioni su cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico, eventi alluvionali, sismicità, franosità, biodiversità, qualità dell’aria e delle acque interne, agenti fisici, ambiente e salute.

"L’Annuario dei dati ambientali non è una forma di comunicazione in tempo reale di dati oggettivi, ma un documento di analisi dei trend dei fenomeni descritti – ha commentato il Prof. Bernardo De Bernardinis, Presidente dell’ISPRA – Gli indicatori adoperati consentono l’esame della catena causa-effetto nel processo di impatto delle attività umane sull’ambiente, permettendo di verificare l’efficacia degli interventi adottati ed evidenziando la potenziale eventualità di situazioni critiche, se non emergenziali".

Rispetto ai gas serra, l’Italia fino al 2004 ha registrato un incremento delle emissioni, successivamente si è osservato un calo, condizionato però dalla crisi economica. Nel 2009 le emissioni hanno subito un calo del 9,3% rispetto all’anno precedente ma gli obiettivi del Protocollo di Kyoto sono ancora lontani. C’è poi l’allarme sulla perdita della biodiversità e sui cambiamenti climatici: nel 2009 il numero di giorni estivi ha superato la media climatologica del 24% e il numero di notti tropicali estive del 75%. La perdita della biodiversità altera gli ecosistemi ed aumenta la diffusione e trasmissione delle malattie infettive. Infine, il problema delle frane: sono 5.708, pari al 70,5% del totale, i comuni italiani interessati da cedimenti e smottamenti. Di questi quasi 3.000 sono classificati con livello d’attenzione molto elevato.

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