AMBIENTE. Rapporto Ispra: nelle città aumenta il consumo di suolo, diminuisce quello di acqua

Il consumo di suolo ha subito un’accelerazione continua dal 2000 a oggi. La produzione di rifiuti continua ad aumentare nelle grandi città italiane, in controtendenza con il dato nazionale, mentre sono in calo i consumi di acqua e le emissioni in atmosfera – anche se in alcune città, specialmente nel bacino padano, vengono superati quasi ovunque i valori limite di concentrazione.

È la fotografia che emerge dal VII Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano pubblicato dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) che si basa sugli indicatori ambientali riferiti a 48 tra i maggiori centri urbani del Paese.

Consumo di suolo: nei centri urbani il rapporto evidenzia la "compromissione e frammentazione di ampi territori, con una generale accelerazione del processo negli anni successivi al 2000". In particolare, "l’espansione delle aree urbane in Italia continua a sigillare il suolo con un tasso di consumo pari a cento ettari al giorno: tra il 1999 e il 2006 a livello nazionale si è costruito ogni anno per un’estensione equivalente a 3 volte la superficie della città di Napoli. Molte città hanno quindi aumentato la propria estensione, diminuendo la densità abitativa: è successo, ad esempio, a Roma, passata da un’intensità d’uso di 109,5 abitanti per ettaro di suolo consumato a una di 80 abitanti per ettaro, tra il 1990 e il 2008".

Nel 2009 risulta invece in calo il consumo di acqua procapite, diminuita rispetto al 2000 dell’11,4%, con punte virtuose a Prato, che ha valori di poco superiori ai 46 metri cubi per abitante, seguita da Sassari e Foggia. La situazione delle reti di distribuzione migliora ma rimane difficile, perché se è vero che nelle ultime 14 città inserite nello studio i dati dal 2005 al 2008 parlano di perdite calate al 29% del totale, è anche vero che in alcuni ATO ci sono punte di spreco di oltre il 45%.

Secondo l’Ispra, sono in calo anche le emissioni in atmosfera per tutti gli inquinanti: i dati, relativi al 2008, mostrano una diminuzione nelle emissioni di particolato aerodisperso ma anche di ossidi di azoto. Diversa la situazione nelle città del bacino padano, dove vengono superati quasi ovunque i limiti di concentrazione in aria degli inquinanti, come pure accade nelle principali aree urbane, anche se in presenza di un fenomeno di inquinamento meno intenso. Le città italiane registrano anche mutamenti delle condizioni meteoclimatiche, che hanno portato fra 2001 e 2009 a un calo delle precipitazioni nella maggior parte dei casi e a un aumento generalizzato della temperatura rispetto al periodo 1971-2000. Fra il 2000 e il 2009 – rispetto al periodo dal 1971 al 2000 – la temperatura è in media aumentata di un livello pari o superiore a 0,5°C.

Il numero di automobili circolante rimane elevato ma è in calo, mentre il patrimonio di aree verdi cittadine resta in sostanza invariato: in più della metà delle città analizzate il totale di verde non supera il 5% e solo in 8 città va oltre il 20%. Palermo è il Comune con la maggiore copertura di aree verdi sul territorio comunale (31,9%), seguito da Ravenna (29,9%), Ancona (28,1%) e Roma (27,5%).

Nelle grandi città si producono troppi rifiuti, più che nel resto del paese: solo 11 dei comuni censiti dalla ricerca Ispra sono sotto la media nazionale, mentre nel 2008 il loro valore medio pro capite è superiore di circa 79 kg per abitante, nello specifico 620 kg contro 541 kg. I maggiori incrementi di produzione si sono avuti a Campobasso (+7,3%), Modena (+7%), Forlì e Napoli (+6,2%). Un calo superiore al 10% si riscontra, invece, per Potenza (-19%), Terni (-11,4%) e Catania (-10,4%). Meglio la differenziata, cui nel 2008 le città hanno contribuito per il 22,6% del totale nazionale facendo registrare, in termini assoluti, un valore di oltre 2,2 milioni di tonnellate. I maggiori livelli di raccolta si rilevano a Novara, sopra il 70%, e a Trento che va oltre il 50% (53,9%): percentuali inferiori al 10%, invece, a Napoli, Catania, Palermo, Taranto, Siracusa e Messina, ma anche Roma supera di poco il 17%.

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