AMBIENTE. Rapporto Legambiente: ancora pochi gli “acquisti verdi” della PA

Solo il 2,2% tra i comuni più virtuosi in Italia ha avviato una politica di acquisti e consumi a basso impatto ambientale. E’ quanto emerge dal dossier di Legambiente sul Green Public Procurement (GPP) è uno degli strumenti principali che le Pubbliche Amministrazioni hanno a disposizione per mettere in atto strategie di sviluppo sostenibile. Il rapporto è stato presentato nel corso di una conferenza stampa oggi a Roma sul tema a cui hanno partecipato il direttore generale di Legambiente Francesco Ferrante, il sottosegretario all’Ambiente Gianni Piatti, il sottosegretario alle Politiche Agricole Stefano Boco, il coordinatore nazionale Agende 21 locali Silvano Balocco, il presidente della Provincia di Cremona Giuseppe Torchio e il presidente di Cremona Fiere Antonio Piva.

Il settore degli acquisti pubblici rappresenta mediamente il 12% del PIL dell’UE, ma raggiunge il 17% in Italia (117,136 miliardi di euro nel 2005) applicazione degli "acquisti verdi" su vasta scala, dunque, potrebbe modificare i comportamenti di consumo di soggetti che comprano beni e servizi per circa 1/5 del totale nazionale, con conseguenze positive sull’ambiente. Ma in Italia lo sviluppo di un Piano strutturato in materia di GPP fatica a trovare pieno svolgimento nella maggior parte delle pubbliche amministrazioni. Nonostante tutto, esistono casi virtuosi come ad esempio la Regione Lombardia, la collaborazione tra la Provincia di Torino e l’Arpa Piemonte e la Provincia di Cremona che dal 2002 è considerato l’Ente pioniere degli "acquisti verdi", da qui infatti è partito il progetto "GPPnet: la rete degli acquisti pubblici verdi", patrocinato dal Coordinamento Agende 21 Locali Italiane, per diffondere l’esperienza GPP tra gli Enti pubblici.

"A oggi il vero problema è la mancanza di un serio monitoraggio per verificare l’attuazione delle normative già esistenti – sostiene Francesco Ferrante, direttore generale Legambiente e capogruppo dell’Ulivo in Commissione ambiente al Senato -, che significa scarsa disponibilità di informazioni quantitative sull’effettivo raggiungimento degli obiettivi di legge. Per dare maggiore impulso al settore occorre accelerare l’iter del decreto ministeriale sul Piano d’azione nazionale, ora al vaglio della Conferenza Stato-Regioni e per la cui approvazione ci impegneremo sia io al Senato che l’on. Ermete Realacci alla Camera. Ma sarebbe anche utile cominciare a ragionare sull’estensione dell’obbligo del GPP alle aziende pubbliche, che da subito potrebbero aderire volontariamente".

E’ la carenza di informazioni dunque il primo problema del GPP nel nostro Paese, così come emerge dal dossier che Legambiente ha presentato. I pochi dati a disposizione provengono infatti dal concorso nazionale "Comuni Ricicloni" che premia le migliori performances dei comuni italiani nella gestione dei rifiuti. Degli oltre 2mila comuni che hanno partecipato, 441 (il 22%) hanno risposto positivamente alla domanda sul Green Public Procurement, ma dopo ulteriori verifiche quelli che hanno effettivamente adottato un programma strutturato di GPP sono scesi al 2,2%. "Le amministrazioni pubbliche aderenti al network si impegnano, nel quadro della prossima approvazione del Piano d’Azione Nazionale sul GPP, a rafforzare l’opera di diffusione degli acquisti verdi in Italia – afferma Silvano Falocco, coordinatore della rete italiana GPPnet – con l’obiettivo di estendere tale strumento di sostenibilità ad almeno la metà delle regioni, delle province e dei comuni superiori ai 50.000 abitanti entro il 2007".

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