AMBIENTE. Rigassificatore Brindisi, Legambiente: “Procedure trasparenti e sospensione dei lavori”

"Sarà la magistratura a dire come stanno le cose, e aspettiamo l’esito dell’inchiesta. Però si può già dire che la fretta che ha caratterizzato la scelta di quella localizzazione e il percorso seguito nell’organizzazione dei lavori sono sempre stati sospetti". Così Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente, commenta il sequestro dell’area di Capobianco, a Brindisi, e i cinque arresti compiuti questa mattina per reati legati alla realizzazione dell’impianto di rigassificazione della British Gas.

"Legambiente è contraria sin dall’inizio alla scelta di quell’area per il rigassificatore – continua il presidente di Legambiente -. Il progetto è pericoloso per l’incolumità dei cittadini; l’impatto del petrolchimico è già abbastanza pesante". "Il no di Legambiente – sottolinea Della Seta – non è ai rigassificatori, di cui l’Italia ha bisogno per ridurre la dipendenza dal petrolio e combattere i mutamenti climatici. Ma il rigassificatore nel porto di Brindisi è una scelta insensata, prima la si abbandona e prima sarà possibile ragionare di più opportune localizzazioni".

Le associazioni ambientaliste hanno quindi inviato questa mattina un telegramma al presidente del Consiglio Romano Prodi, al ministro per lo sviluppo Pier Luigi Bersani e al ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, per ribadire la richiesta dell’apertura immediata di una corretta procedura di autotutela per il ritiro dell’autorizzazione amministrativa, in linea con la decisione governativa del 27 dicembre scorso.

"Questa situazione – aggiunge Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – conferma le ragioni della lotta che da anni conduciamo per evitare la realizzazione di un impianto che, oltre a rappresentare un pericolo ambientale, non consente di dare risposte serie al grave problema della disoccupazione".

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