AMBIENTE. Rinnovabili al 20% entro il 2020 nell’Ue: il Parlamento ne spiega i vantaggi

Entro il 2020 il 20% del consumo energetico dovrà provenire da fonti rinnovabili, quali il vento, il sole, la pioggia e il calore geotermico, che non emettono gas a effetto serra. E’ questa l’ambizione del piano presentato il 23 gennaio 2008 dalla Commissione europea, per far fronte al prezzo record del petrolio.

L’eurodeputato lussemburghese, Claude Turmes, vicepresidente del gruppo Verdi e membro della commissione industria, ricerca ed energia e della commissione temporanea sul cambiamento climatico, ha cercato di spiegare i contenuti del progetto della Commissione. Secondo Turmes la sfida delle energie rinnovabili avvantaggerà l’Unione europea ponendola in una posizione di punta nel settore delle tecnologie sostenibili, creando circa un milione di posti di lavoro da qui al 2020 e permettendo di ridurre le emissioni di anidride carbonica da 600 a 900 milioni di tonnellate per anno.

Turmes sottolinea come la percentuale di energie rinnovabili nel consumo dei paesi europei si differenzi enormemente da Stato a Stato. Malta non ne utilizza alcuna, mentre il 39% dell’energia consumata in Svezia proviene dal solare, dall’eolico e dallo geotermico. Per raggiungere l’obiettivo europeo del 20% gli sforzi di ogni paese dovranno dunque essere diversi: ognuno dovrà porsi degli obiettivi nazionali. "Nella proposta legislativa gli obiettivi nazionali sono ben definiti – ha commentato Turmes.

Secondo lui però, ad autunno prossimo, quando il Parlamento europeo dovrà votare la proposta, i parlamentari dovranno evitare di "trasformarsi in lobbysti dei propri interessi nazionali". Per questo la posizione di Turmes è critica rispetto alla proposta di creare delle garanzie d’origine per le energie rinnovabili; secondo lui il testo dovrà essere rivisto per garantire la sicurezza degli investimenti perché manca di una base legale solida e questo potrebbe "mettere in pericolo i sistemi già esistenti di sostegno nazionale alle energie rinnovabili".

Per quanto riguarda l’obiettivo della Commissione Ue del 10% di biocarburanti nei trasporti europei entro il 2020, Turmas ha un approccio prudente. "La raccolta di barbabietole e di grano non hanno un buon equilibrio in termini di emissioni di CO2" ha spiegato Turmes. L’eurodeputato, invece, difende la biomassa che potrebbe essere utilizzata efficacemente nei sistemi di riscaldamento e di elettricità.

La commissione dell’industria, ricerca ed energia si dovrà pronunciare a giugno prossimo.

Per consultare il pacchetto proposto dalla Commissione europea cliccare qui

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