AMBIENTE. Rinnovabili, associazioni chiedono ritiro di emendamenti in Finanziaria

Se fosse accolta la proposta di modifica del testo della Legge Finanziaria 2010 presentata dal Governo attraverso degli emendamenti in discussione questa settimana, "il settore delle fonti rinnovabili rischierebbe di subire un duro colpo": è quanto dichiarano in un documento congiunto ANEV, APER, FEDERPERN, FIPER, GREENPEACE ITALIA, ISES ITALIA, ITABIA, KYOTO CLUB e LEGAMBIENTE, rappresentanti del settore dell’industria dell’energia rinnovabile e dell’ambiente, che hanno sottoscritto un documento in cui esprimono "netta contrarietà all’emendamento di fonte governativa alla Finanziaria per il 2010, nel quale si utilizzano le disposizioni ivi contenute per far cessare gli effetti del provvedimento Cip n. 6/92, al fine di ripristinare il dettato normativo della Direttiva 2009/28/CE per veicolare drastici interventi contro lo sviluppo delle rinnovabili". Per le associazioni tali emendamenti dovrebbero essere ritirati "dato che la loro approvazione provocherebbe innanzitutto una forte confusione nel mercato, tra gli operatori e negli investitori, a causa del repentino ennesimo mutamento delle regole del gioco in corsa".

"Tali emendamenti – continuano le associazioni – inoltre, provocherebbero la crisi di un settore, quello della produzione di energia da fonte rinnovabile, attualmente in grande sviluppo, oltre tutto anticiclico e con notevoli prospettive economico-occupazionali (almeno 250.000 addetti diretti ed indiretti al 2020), e impedirebbero all’Italia di mantenere gli impegni per il raggiungimento degli obiettivi vincolanti al 2020 (17% dei consumi finali di energia coperti da fonti rinnovabili), definiti in sede europea nel pacchetto Energia-Clima, con la grave conseguenza di dover sostenere elevate penalità finanziarie a causa del mancato raggiungimento del target". Da qui l’invito al Governo a sostenere lo sviluppo dell’efficienza energetica e la promozione delle fonti rinnovabili.

PDF: Il documento congiunto

PDF: Gli emendamenti del Governo

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