AMBIENTE. Rischio idrogeologico, Legambiente: “Ancora ritardi nella prevenzione”

Sempre alto il pericolo frane e alluvioni in Italia: troppo cemento lungo i corsi d’acqua e ancora ritardi nella prevenzione. L’80% dei mille comuni più esposti a rischio idrogeologico ha abitazioni minacciate da frane e alluvioni e preoccupa che nel 39% dei casi non viene ancora realizzata una manutenzione ordinaria delle sponde e le delocalizzazioni delle strutture presenti nelle aree più a rischio riguardano per le abitazioni appena l’11% dei comuni e per i fabbricati industriali solo il 6%. E’ la fotografia sul pericolo frane e alluvioni per l’Italia scattata da Legambiente e dal Dipartimento della Protezione Civile con Ecosistema Rischio, l’indagine sulla situazione dei comuni italiani a rischio idrogeologico, realizzata con Operazione Fiumi 2007, la campagna d’informazione per la prevenzione dei rischi legati al dissesto idrogeologico, che ha monitorato le azioni che oltre 1000 amministrazioni comunali, classificate nel 2003 dal Ministero dell’Ambiente e dall’UPI a rischio idrogeologico, svolgono per la prevenzione di frane e alluvioni.

Nettamente migliore la situazione dell’organizzazione locale di protezione civile: quasi quattro amministrazioni comunali su cinque possiedono un piano d’emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione, anche se oltre la metà non lo ha aggiornato negli ultimi anni, rendendolo così uno strumento meno efficace in situazioni di calamità.

"Gli effetti dei mutamenti climatici – sostiene Francesco Ferrante, direttore generale Legambiente – sommati a una gestione del territorio e dei fiumi troppo spesso sciagurata e irrazionale, portano tutta l’Italia ad essere estremamente soggetta al rischio frane e alluvioni. Ma di fronte a questo dato, sempre più evidente, sono ancora troppe le amministrazioni che sottovalutano l’importanza strategica di una prevenzione di qualità, che va dalla manutenzione ordinaria delle sponde alla delocalizzazione degli edifici delle aree a rischio. Una pesante eredità del passato, si potrebbe dire, ma non solo. I dati che abbiamo raccolto – continua Ferrante- dimostrano, infatti, come spesso proprio le opere di difesa idraulica diventano alibi per continuare a costruire e che l’abusivismo e il cemento continuano ancora oggi ad aggredire i corsi d’acqua. Benché possiamo contare su un sistema di protezione civile di assoluta eccellenza è necessario che l’adattamento ai mutamenti climatici passi anche e soprattutto da una concreta ed efficace cura del territorio".

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