AMBIENTE. Sicurezza impianti industriali e uso uranio impoverito su La Nuova Ecologia di giugno

Da Siracusa a Porto Marghera sono 1.120 gli impianti industriali sparsi sul territorio italiano e tantissime le persone costrette a conviverci. Ma che cosa accadrebbe se si verificasse un grave incidente? Alla vigilia del trentennale di Seveso, il 10 luglio del 1976, e a un mese dall’incendio divampato nella raffineria di Priolo, "La Nuova Ecologia" dedica la copertina di giugno a un’inchiesta realizzata fra gli stabilimenti a rischio d’incidente rilevante per scoprire come funzionano le misure d’emergenza. Nonostante i due decreti legislativi che fissano regole e procedure ben precise (il 334/99 e il 238/05), il mensile di Legambiente denuncia come su un totale di 462 piani d’emergenza 44 sono ancora da predisporre e 34 del tutto inesistenti. Sono 108, invece, quelli ancora in corso di predisposizione o aggiornamento.

Un approfondimento è dedicato all’uso civile dell’uranio impoverito e alle sperimentazioni in corso per individuare nuove forme di smaltimento dello scarto radioattivo, impiegandolo in campo non militare. Scopriamo così che il cosiddetto Du (depleted uranium) è utilizzato nelle strumentazioni mediche, ma anche per realizzare mazze da golf e collari per cani. Allo European patent office, l’ufficio brevetti europeo con sede all’Aja, sono registrati oltre 800 brevetti che utilizzano l’uranio impoverito soprattutto per l’uso civile, molti dei quali depositati da meno di venti anni e quindi ancora validi.

 

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