AMBIENTE. State of the World 2010: passare dal consumismo alla sostenibilità

"Per evitare il collasso della civiltà umana è indispensabile una profonda trasformazione dei modelli culturali dominanti". Bisogna trasformare la cultura del consumismo, con le sue ripercussioni a livello sociale e ambientale, e passare alla dimensione della sostenibilità. Anche perché i numeri sottolineano che, con questo andamento, il Pianeta non reggerebbe: "Se tutti vivessero come gli statunitensi, si ritiene che la Terra potrebbe sostenere solo 1,4 miliardi di individui". E con gli attuali 6,8 miliardi di abitanti, i modelli di consumo diffusi, anche a livelli bassi, non sono sostenibili. Sono alcune delle riflessioni contenute nel rapporto annuale del Worldwatch Institute "State of the World 2010", la cui edizione italiana è curata dal direttore scientifico del WWF Italia Gianfranco Bologna.

La considerazione di fondo presentata è che la trasformazione necessaria deve portare al superamento degli attuali modelli di consumismo, sostituendolo con un contesto centrato sulla sostenibilità. Il consumo e i modelli di comportamento collegati diventano "naturali" solo perché gli individui li hanno appresi nella loro cultura di riferimento, ma è difficile tirarsene fuori. "Come ricorda il presidente del Worldwatch Institute, Christopher Flavin, – afferma il WWF in una nota stampa – viaggiare in auto o in aereo, vivere in grandi case, usare l’aria condizionata… non sono scelte in declino, ma sono parti integranti della vita, almeno secondo le norme culturali presenti in un numero crescente di culture del consumo a livello globale. Pur sembrando naturali a chi appartiene a quelle realtà culturali, questi modelli non sono, come ci dimostra la straordinaria quantità di dati accumulati da decenni dalla conoscenza scientifica, né sostenibili né possono definirsi manifestazioni innate della natura umana. Si sono infatti sviluppati nel corso di molti secoli e oggi si promuovono e diffondono a milioni di persone nei paesi in via di sviluppo".

È dunque impossibile fornire uno stile di vita occidentale a tutti gli abitanti della Terra. Negli ultimi cinque anni, i consumi sono aumentati vertiginosamente, salendo del 28% dai 23,9 mila miliardi di dollari spesi nel 1996 e di sei volte dai 4,9 mila miliardi di dollari spesi nel 1960. Alcuni di questi incrementi sono dovuti all’aumento demografico, ma tra il 1960 e il 2006 la popolazione globale è cresciuta solo di un fattore di 2,2 mentre la spesa pro capite in beni di consumo è quasi triplicata.

Aumentano i consumi e aumentano le risorse prelevate e usate. "Oggi, quotidianamente, un europeo medio usa 43 chilogrammi di risorse e un americano 88. A livello globale, ogni giorno l’umanità preleva dalla Terra risorse con le quali si potrebbero costruire 112 Empire State Building, il famoso grande grattacielo di New York".

Ancora: nel 2006 i 65 paesi con alti redditi erano responsabili del 78% della spesa in beni di consumo, ma costituivano solo il 16% della popolazione globale. Solo negli Stati Uniti, la spesa in beni di consumo era di 9,7 mila miliardi di dollari, che rappresentava il 32% della spesa globale, con solo il 5% della popolazione mondiale

Come rileva il rapporto, le tecnologie sostenibili dovrebbero permettere ai consumi di base di posizionarsi in una dimensione ecologicamente possibile. Ma c’è un problema. "Per i sistemi naturali del pianeta Terra, però, lo stile di vita americano o anche europeo è semplicemente improponibile. Dalle analisi riportate dal Worldwatch si è riscontrato che, nei prossimi 25 anni, per produrre energia sufficiente a soppiantare gran parte di quanto fornito dai combustibili fossili, si dovrebbero costruire 200 metri quadrati di pannelli solari fotovoltaici e 100 metri quadrati di solare termico al secondo, più 24 turbine eoliche da 3 megawatt all’ora nonstop, per i prossimi 25 anni. Tutto ciò richiederebbe spropositate quantità di energia e materiali – ironicamente aumentando le emissioni di carbonio proprio quando maggiormente bisognerebbe ridurle – e aggraverebbe enormemente l’impatto ecologico globale dell’umanità nel breve termine".

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