AMBIENTE. Summit Nairobi, Legambiente e Aper firmano documento per sviluppo delle fonti rinnovabili

La comunità internazionale e in particolare gli stati membri della Comunità Europea mantengano gli impegni presi in relazione all’istituzione di misure e strumenti di sostegno economico per la promozione dell’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili nei paesi in via di sviluppo attraverso programmi e normative in campo energetico per la diffusione delle fonti di energia rinnovabile e l’organizzazione di iniziative di formazione e confronto rivolte ai paesi più poveri. E’ quello che chiedono Aper e Legambiente in un documento congiunto presentato al vertice sui cambiamenti climatici in corso di svolgimento a Nairobi.

Le due associazioni ritengono che "l’aumento indiscriminato e incontrollato delle emissioni di gas serra nell’atmosfera, ad opera soprattutto dei paesi sviluppati, è dovuto principalmente all’uso di combustibili fossili per la produzione di energia e che l’utilizzo delle fonti rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico, biomasse, geotermico) in sostituzione dei combustibili fossili per la produzione di energia è uno degli strumenti fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto e per il miglioramento dello stato di salute ambientale e sanitario del nostro pianeta".

"Il cambiamento climatico in atto – si legge ancora nel documento delle associazioni- sta producendo effetti a breve, medio e lungo termine che mettono a rischio la salute umana, l’esistenza di molte specie vegetali e animali, la biodiversità degli ecosistemi più sensibili". La riduzione dei gas climalteranti secondo Aper e Legambiente deve partire soprattutto dai paesi più sviluppati che "hanno potuto raggiungere il loro attuale livello di sviluppo anche grazie al massiccio ricorso a combustibili fossili".

Fonti, quest’ultime, più difficili da reperire per i paesi in via di sviluppo a causa del loro elevato costo, delle precarie condizioni delle reti di trasporto e distribuzione locali, delle instabili condizioni politiche che non favoriscono gli scambi commerciali con gli altri paesi.
"Viceversa in questi paesi – sostengono le associazioni- c’è una buona disponibilità di fonti di energia rinnovabili, in particolare di fonte solare, che permeterebbero lo sviluppo delle comunità più remote, attraverso il ricorso a manodopera e materiali locali per la costruzione e la gestione degli impianti, la creazione di filiere agricole finalizzate (biomasse), la formazione e la sensibilizzazione sulle tematiche di protezione e rispetto dell’ambiente e il risparmio di risorse finanziarie per l’acquisto dei combustibili fossili che possono essere dirottate su altre attività".

Per questi motivi le associazioni ambientaliste s’impegnano a collaborare in attività di sensibilizzazione e informazione a promuovere l’energia da fonti rinnovabili come soluzione genuina, pulita e democratica al bisogno di energia dei poveri, riaffermando il diritto all’energia come bene comune primario e a intervenire per l’adeguamento energetico delle strutture realizzate attraverso la progettualità.

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