AMBIENTE. Tonno rosso, Greenpeace chiede di chiudere la pesca nel Mediterraneo

Chiudere a tempo indeterminato la pesca del tonno rosso nel Mediterraneo: è quanto ha chiesto Greenpeace alla Commissione internazionale per la conservazione dei tonni atlantici (ICCAT) denunciando l’esaurimento delle risorse ittiche "per l’eccessiva pesca illegale" e il "totale fallimento del piano di conservazione del tonno rosso". L’associazione spinge affinché a novembre l’ICCAT decida di chiudere la pesca, a fronte dei dati che parlano di oltre 20 mila tonnellate di tonno pescate quest’anno, una quota del 20% superiore a quella stabilita, e ricorda che negli ultimi due anni le navi di Greenpeace hanno documentato pratiche illegali di pesca nel Mediterraneo.

"Le procedure di infrazione aperte dalla Commissione europea il 26 settembre 2007, contro sette membri dell’UE che non rispettato il piano previsto dall’ICCAT (Francia, Italia, Cipro, Grecia, Malta, Portogallo e Spagna), dimostrano che il programma è un assoluto fallimento", afferma dunque Greenpeace, denunciando che "la pesca di tonno nel Mediterraneo è completamente fuori controllo, con uno dei tassi di illegalità fra i più alti al mondo". Per questo l’associazione ha accolto favorevolmente la proposta della Turchia di includere la pesca del tonno fra gli argomenti all’ordine dei giorno della prossima riunione della Commissione. E chiede di chiudere la pesca dei tonni rossi fin quando ogni amministrazione nazionale non avrà adottato strumenti per far rispettare le norme per la conservazione dello stock del tonno. Secondo l’associazione bisogna "istituire riserve marine" nelle aree di riproduzione, seguire le direttive ICCAT nella definizione delle quote di pesca, "impedire che il tonno venga pescato prima che raggiunga la taglia di riproduzione" e dunque "sconfiggere la pesca illegale".

Per ulteriori informazioni: http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/rapporti/tonno

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