AMBIENTE. Trattamento acque reflue, Bruxelles scrive all’Italia: ancora 143 città non a norma

La Commissione Europea ha inviato un parere motivato all’Italia affinché assicuri che le acque reflue prodotte dagli agglomerati con più di 10.000 abitanti e scaricate in aree sensibili siano adeguatamente trattate. La mancanza di idonei sistemi di raccolta e trattamento, che avrebbero dovuto essere istituiti già dal 1998, secondo la normativa UE, comporta rischi per la salute umana, le acque interne e l’ambiente marino.

In Italia almeno 143 città sparse su tutto il territorio nazionale non sono ancora collegate ad un impianto fognario adeguato, sono prive di impianti per il trattamento secondario e/o non hanno la capacità di gestire le variazioni di carico delle acque reflue. L’Italia ha compiuto dei progressi ma, nonostante gli avvertimenti precedenti, 13 anni dopo il termine fissato non ha ancora rispettato quanto prescritto. A causa d questa lentezza, la Commissione, su raccomandazione del Commissario per l’Ambiente Janez Potočnik, ha inviato un parere motivato. Se l’Italia non adempirà entro 2 mesi, la Commissione può adire la Corte di giustizia dell’UE.

La Commissione ricorda che c’è un altro caso complementare a questo, che riguarda sempre l’Italia, ed è relativo alle città di dimensioni maggiori (con oltre 15.000 abitanti) che non scaricano in aree sensibili: queste erano tenute a conformarsi alla normativa sul trattamento delle acque reflue urbane entro il 2000. Per questo caso la Commissione ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia dell’UE a maggio 2010. Inoltre, sono attualmente in corso indagini per valutare la situazione negli agglomerati di dimensioni inferiori, per i quali il termine per conformarsi scadeva nel 2005.

 

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