AMBIENTE. Ue approva direttiva su emissioni industriali. Commento di Legambiente

Oggi il Parlamento Europeo ha approvato, in seconda lettura, la direttiva sulle emissioni industriali, che prevede regole più chiare e aria più pulita. Il testo, frutto di un accordo col Consiglio dei Ministri, stabilisce limiti più severi, ad esempio per l’inquinamento atmosferico e offre ai governi nazionali una certa flessibilità nell’applicazione delle limitazioni per le centrali elettriche e la possibilità di sospendere le regole, a particolari condizioni, per un certo numero d’impianti.

Immediato il commento di Legambiente: "La nuova direttiva colma solo in parte le gravi lacune della legislazione vigente sulle emissioni degli impianti industriali – ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – Ancora una volta sono consentite deroghe all’adeguamento alle migliori tecniche disponibili per gli impianti più vecchi e inquinanti".

"Nonostante la nuova direttiva limiti in parte le possibilità di deroga – prosegue Ciafani – gli impianti industriali e le centrali a carbone che finora hanno potuto inquinare senza adeguarsi alle BAT (Best Available Techniques) potranno continuare a farlo per almeno un altro decennio, mentre i cittadini italiani dovranno continuare a pagare i costi ambientali e sanitari provocati dall’attività inquinante di questi impianti. Nella nuova direttiva, inoltre, i criteri di applicazione delle BAT continuano a mantenere la forma di ‘linee guida’ e non di criteri legalmente vincolanti, lasciando spazio a possibili abusi da parte degli Stati membri e rendendo più difficile la funzione di controllo della Commissione".

In Italia – informa Legambiente – saranno oggetto della nuova normativa grandi impianti industriali e centrali a carbone già in notevole ritardo rispetto ai limiti meno rigorosi previsti dalla normativa vigente, che potranno così rimandare ulteriormente il loro adeguamento. Tra i peggiori impianti industriali per inquinamento atmosferico (secondo i dati riportati nell’E-Prtr – European Pollutant Release and Transfer Register – e non ancora validati dall’Ispra, a causa della situazione di stallo in cui versa l’istituto) nel 2008 svetta l’Ilva di Taranto, con le sue 248.000 tonnellate di monossido di carbonio, 12.500 tonnellate di ossidi di azoto (NOx), 12.700 tonnellate di ossidi di zolfo (SOx), 11,2 tonnellate di piombo, 105 kg di mercurio e i 97 grammi di diossine e furani. Significative anche le 16,6 tonnellate di benzene emesse dall’impianto Italiana Coke di Savona o l’1,8 tonnellate di nichel emesse dallo stabilimento Enipower S.P.A di Ferrera – Erbognone.

Comments are closed.