AMBIENTE. Ue presenta Rapporto su quote CO2. Legambiente: “Pagheranno i cittadini”

Le industrie europee nel 2005 hanno utilizzato molte delle quote di emissione di gas ad effetto serra a loro disposizione nel quadro del mercato europeo, così come stabilito da una normativa comunitaria. E’ quanto emerge dal Rapporto sulle quote di CO2 nel 2005 che la Commissione europea ha presentato questa mattina dopo aver preso in esame i piani compilati in 21 stati membri Ue, non essendo ancora pervenuti quelli di Cipro, Malta, Polonia e Lussemburgo.

Mentre le autorità nazionali avevano accordato alle imprese 1.829 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 nell’atmosfera, le imprese ne hanno poi usate 1.785 milioni di tonnellate. Entro la scadenza del 30 aprile scorso, riferisce l’esecutivo europeo, circa 8.980 aziende avevano adempiuto ai loro obblighi riguardo alle emissioni relative al 2005, mentre sono state 849 le imprese che non hanno ceduto un numero sufficiente di autorizzazioni. Il mercato delle quote di emissione è stato attuato il primo gennaio scorso in applicazione del protocollo di Kyoto per ridurre l’emissione di CO2, un gas ad effetto serra responsabile del riscaldamento terrestre. Secondo il sistema previsto, le industrie che fanno degli sforzi per inquinare meno e non utilizzano tutti i loro crediti di emissione possono rivendere le loro quote ad altre imprese.

"Troppi furbi e a pagare sarà Pantalone". È ironico il commento di Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente. "La questione è semplice e Legambiente lo denuncia da tempo – continua Della Seta – se gli impianti dichiarano emissioni più basse di quelle assegnate, acquisteranno meno titoli. E il conto che non verrà pagato dalle aziende, perché in regola sulla carta, sarà pagato da tutti noi perché rei di non aver rispettato gli obiettivi di Kyoto".

Un meccanismo che ha causato, peraltro, il crollo del prezzo: oggi una tonnellata di emissioni di anidride carbonica si paga circa 5 Euro, mentre nel 2005 si arrivava ai 20 Euro. I governi europei sono responsabili di permettere alle loro imprese di produrre quanta CO2 vogliono. Hanno palesemente ignorato lo scopo dell’emission trading e ne hanno abusato messi sotto pressione dalle industrie inquinanti.

"Il mercato delle emissioni può funzionare veramente e creare incentivi per industrie più pulite – sottolinea Della Seta – solo se il totale delle quote assegnate viene stabilito stabilito con criteri di verità e rispettando gli obiettivi di Kyoto. Altrimenti diventa un alibi per futuri fallimenti: tanto più nel caso dell’Italia, ‘maglia nera’ in questo campo, che ad oggi supera del 18% i livelli di emissione del 1990 e in base a Kyoto dovrebbe ridurli del 6,5% entro il 2012".

Per Legambiente l’efficacia del mercato di scambio delle emissioni potrà essere garantita, soprattutto nel secondo periodo, solo da tetti più bassi, regole di assegnazione credibili e trasparenza nelle metodologie e nei processi di assegnazione: "Entro il 30 giugno – dice ancora Della Seta – tutti i paesi devono presentare i nuovi Piani di Allocazione delle emissioni, per il periodo 2008-2012. È indispensabile che la Commissione Europea respinga i PNA che non presenteranno tetti di emissione ambiziosi".

 

Comments are closed.