AMBIENTE. Unione mondiale conservazione natura: un quarto dei mammiferi a rischio estinzione

Un quarto delle specie di mammiferi è a rischio di estinzione. Solo in Italia sono in pericolo, con diversi gradi di vulnerabilità, l’orso – che si trova nella categoria più critica sia sulle Alpi che sugli Appennini – e la foca monaca, la lince, il lupo (dai 500 agli 800 esemplari in Appennino) e non se la passa proprio bene il gatto selvatico. Ma in tutto il mondo un quarto delle specie di mammiferi, almeno 1.141 su 5.487, sono a rischio di estinzione (con 188 specie di mammiferi "criticamente in pericolo" e quasi 450 "in pericolo"), mentre il 5% di specie in pericolo è in ripresa grazie ad efficaci programmi di conservazione.

È quanto rileva la Lista Rossa IUCN (Unione mondiale per la conservazione della natura) che classifica le specie secondo i diversi livelli di minaccia con gli effetti provocati da fenomeni quali il cambiamento climatico, il degrado o la perdita degli habitat naturali, lo sfruttamento delle risorse e l’inquinamento. La nuova Lista è stata presentata a Barcellona nell’ambito del Congresso Mondiale IUCN.

Secondo la Lista Rossa IUCN sono sempre più vicini all’estinzione, nel mondo, mammiferi marini come il narvalo e il delfino Irrawaddy e specie terresti come i canguri arboricoli. Il riferimento alla Lista Rossa come strumento scientifico per la conservazione delle specie e degli habitat è supportato dal WWF. "Per molte specie, le popolazioni sono numericamente in declino mentre le minacce aumentano di numero e intensità, rendendo sempre più difficile la loro sopravvivenza – ha dichiarato Gianfranco Bologna del WWF Italia – Fermare la corsa verso l’estinzione delle specie a rischio è possibile, quando la motivazione politica è alta e quando le comunità locali comprendono il valore e i vantaggi che la conservazione delle specie è in grado di offrire. Il caso dell’elefante africano è un esempio classico di quanto sia possibile fare. Ma anche quando l’azione di conservazione dà i suoi frutti è sempre necessario tenere alta la guardia, per estenderne l’efficacia e garantire i risultati nel lungo termine".

LINK: IUCN

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