AMBIENTE. Valutazione impatto ambientale, Corte Giustizia Ue: “Italia inadempiente”

La Corte di Giustizia Europea ha presentato questa mattina le conclusioni nella causa C-486/04 che contrapponeva la Commissione europea all’Italia. Il 25 novembre 2004 la Commissione proponeva, infatti, un ricorso per inadempimento chiedendo alla Corte di condannare l’Italia per violazione della direttiva 85/337/CEE concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, come modificata dalla direttiva 97/11/CE.

Secondo l’Avvocato generale l’Italia ha violato la direttiva in quanto ha adottato una normativa che dispensa da valutazione d’impatto ambientale talune attività comprese nell’allegato I (progetti per i quali si prevede un impatto ambientale importante, segnatamente per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione) e utilizza criteri inadeguati per stabilire se un’attività ai sensi dell’allegato II della medesima direttiva possa essere esentata da valutazione (i progetti appartenenti all’allegato II formano oggetto di una valutazione quando gli Stati membri ritengono che le loro caratteristiche lo richiedano. A tal fine, gli Stati membri possono, tra l’altro, specificare alcuni tipi di progetti da sottoporre ad una valutazione d’impatto o fissare criteri e/o soglie limite per determinare quali dei progetti appartenenti alle classi elencate nell’allegato II debbano formare oggetto di una valutazione).

All’Italia, in particolare, vengono contestate due violazioni consistenti nel permettere il funzionamento di impianti di riciclaggio senza previa valutazione del loro impatto ambientale.

L’inceneritore di Massafra (provincia di Taranto)
L’Avvocato generale rileva che questo impianto genera energia elettrica a partire dalla combustione di biomassa e di combustibile derivato da rifiuti, con una capacità superiore alle cento tonnellate al giorno; esso risulta compreso nell’allegato I (progetti per i quali si prevede un impatto ambientale importante, segnatamente per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione) della direttiva 85/337, come modificata, pertanto va assoggettato ad una valutazione di impatto ambientale. Di conseguenza, l’Avvocato generale ritiene incontestabile la prima violazione denunciata dalla Commissione, in quanto le autorità italiane hanno consentito la costruzione ed il funzionamento di un impianto che necessitava di una valutazione del suo impatto ambientale.

Gli impianti di recupero sottoposti a procedura semplificata
Le operazioni effettuate sui rifiuti devono essere autorizzate e come presupposto occorre verificare il relativo impatto. Tuttavia eccezionalmente restano escluse da questo controllo preliminare alcune operazioni di recupero. La direttiva 75/442 sui rifiuti come modificata dalla direttiva 91/156 ha infatti esentato da tale autorizzazione sia gli stabilimenti quanto le imprese di recupero purché 1°) siano state adottate per ciascun tipo di attività norme generali che fissano i tipi e le quantità di rifiuti e le condizioni alle quali l’attività può essere dispensata dall’autorizzazione; e 2°) non venga messa in pericolo la salute umana e non si rechi pregiudizio all’ambiente. La Commissione sostiene che l’Italia esonerando da valutazione gli impianti per il recupero di rifiuti che beneficiano di una procedura semplificata viene meno agli obblighi imposti dalla direttiva 85/337 concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati.

L’Avvocato generale rileva che esistono due categorie di autorizzazioni: l’autorizzazione di funzionamento e quella alla realizzazione del progetto. La procedura semplificata rende superflua la prima ma non la seconda. Secondo l’Avvocato generale l’impianto nel quale viene effettuata un’attività "ambientalmente" vantaggiosa non è escluso dalla verifica se, per le sue dimensioni o la sua ubicazione, può influire negativamente sull’ambiente. Inoltre l’Italia non ha stabilito quantità massime di rifiuti che possano essere oggetto di procedura semplificata, non rispettando così una delle condizioni che rendono possibile il ricorso alla procedura semplificata.

 

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