AMBIENTE. Verso Copenaghen, le proposte di Kyoto Club e Fondazione Sviluppo Sostenibile

Sono cinque le proposte che l’Italia vuol portare a Copenhagen in occasione del vertice Onu sui cambiamenti climatici da cui si uscirà con un nuovo trattato sul clima. Sono le proposte elaborate dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e il Kyoto Club e presentate oggi a Roma alla presenza di politici, rappresentanti dell’industria, dei sindacati, delle autonomie locali e delle associazioni.

La definizione di un Trattato legalmente vincolante, con effetti immediati e impegni quantificati di riduzione delle emissioni di gas di serra al 2020 è la prima proposta. L’accordo internazionale sul clima dovrà poi prevedere una riduzione delle emissioni di gas serra del 30% entro il 2020 rispetto al 1990 per i paesi più industrializzati; impegni di riduzione minori anche da parte dei paesi di nuova industrializzazione, in particolare della Cina; meccanismi di cooperazione internazionale per le misure di adattamento, per il trasferimento tecnologico e il sostegno dei Paesi in via di sviluppo; efficaci sistemi di controlli e sanzioni.

"Per mantenere l’aumento della temperatura entro i due gradi – ha osservato il Presidente della Fondazione, Edo Ronchi – non si dovrebbero emettere in atmosfera dal 2000 al 2050 più di 1.000 Gton di CO2, ne abbiamo già emesse 313 e ce ne restano 687. Per rispettare questo ‘budget’, la ripartizione della riduzione delle emissioni al 2020 dovrebbe essere questa: -30% di CO2 per i paesi industrializzati; -25% per la Russia, -2% per la Cina, mentre l’India potrebbe aumentarle del 60%. Si tratta di una grande sfida ed è quindi necessario un nuovo trattato che coinvolga tutta la comunità internazionale".

L’Italia da parte sua, complici la crisi economica e le politiche per il risparmio energetico e lo sviluppo delle energie rinnovabili, ha visto, dal 2005, le emissioni di gas serra in costante diminuzione ed è quindi vicina a centrare l’obiettivo di Kyoto. Ma per essere pronta ad attuare il nuovo trattato e per svolgere un ruolo di traino nella trattativa sul clima, deve compiere un cambio di passo in otto azioni.

In particolare dovrà definire con le Regioni un programma di sviluppo delle rinnovabili per realizzare l’obiettivo del 17% del consumo finale lordo; aggiornare gli incentivi; rimuovere gli ostacoli burocratici e tecnici per la diffusione delle rinnovabili; intervenire per l’efficienza energetica negli usi finali a cominciare dagli edifici pubblici; definire nuovi standard di efficienza energetica; rilanciare il programma ‘Industria 2015’ per lo sviluppo delle imprese energetiche verdi e per i prodotti a basso impatto; definire un piano per la mobilità sostenibile; promuovere i consumi sostenibili e gli acquisti pubblici verdi.

"Il mondo politico e industriale italiano ha capito in ritardo la portata della rivoluzione industriale legata al cambiamento del clima e dovrà ora recuperare il ritardo", ha detto Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club. Ed ha aggiunto che "esiste ancora una finestra di 5-7 anni per ritrovare un ruolo di punta nelle tecnologie delle rinnovabili e dell’efficienza energetica; occorre recuperare la visione del cambiamento in atto per garantire la forza propulsiva necessaria".

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