AMBIENTE. Verso Copenaghen, se ne parla alla rassegna della Microeditoria italiana di Chiari

Uragani, innalzamento dei mari, scioglimento dei ghiacciai, siccità in aumento, alluvioni: sono queste alcune delle conseguenze più gravi dovute al surriscaldamento globale causato anche dalle attività umane di cui discuteranno i governi del mondo il 30 novembre prossimo a Copenaghen, in occasione della 15ma Conferenza sul clima delle Nazioni Unite.

L’Ufficio del Parlamento Europeo a Milano, con la Fondazione Cogeme Onlus, ha convocato oggi a Milano una conferenza stampa per presentare l’evento dal titolo "Territorio chiama Europa: le sfide di Copenaghen", che si terrà sabato 14 novembre prossimo a Chiari (Brescia), in occasione della Rassegna della Microeditoria italiana, per far dialogare le realtà locali con gli eurodeputati rappresentanti delle commissioni europee ambiente, industria e sviluppo rurale .

Il cambiamento climatico globale infatti è in corso di sviluppo e minaccia sempre più concretamente le vite di miliardi di persone, oltre a mettere in pericolo l’esistenza stessa di milioni di specie esistenti in natura.

Ma visto il conto alla rovescia verso la Conferenza mondiale sul clima – e i molti punti di domanda sulle posizioni dei principali attori internazionali – qual è la posizione del Parlamento Europeo, dal momento in cui il "protocollo di Copenaghen" dovrà sostituire quello di Kyoto alla fine del 2012?

"L’Unione europea, dopo aver adottato il pacchetto ‘clima ed energia’, sta impiegando tutte le sue forze per mettere a punto una posizione comune al vertice di Copenaghen e stabilire quale aiuto offrire ai Paesi in via di sviluppo e convincere i partner che un ‘new Deal verde’ è quanto mai necessario", ha dichiarato a Help Consumatori Maria Grazia Cavenaghi Smith, direttrice dell’Ufficio del Parlamento europeo a Milano.

Il Parlamento vuole infatti che l’Unione europea mantenga la sua leadership mondiale con una posizione ambiziosa nei negoziati.

"Questo significa obiettivi vincolanti per la riduzione delle emissioni per i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo, impegni concreti sull’aiuto ai Paesi poveri e sanzioni per chi non raggiunge gli obiettivi: è questo che il Parlamento si aspetta dal vertice" – ha aggiunto Cavenaghi Smith – ovvero, taglio delle emissioni del 25-40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020 per i Paesi avanzati, e del 15-30% per quelli in via di sviluppo".

Inoltre, i deputati chiederanno anche la revisione degli Obiettivi ogni cinque anni, per adattarli alle nuove acquisizioni scientifiche, e di includere nell’accordo anche i settori dell’aviazione e del trasporto via mare, che devono avere target di riduzione obbligatori. Il tutto, ovviamente, accompagnato da un sufficiente sostegno economico, che significa aiuti sufficienti, affidabili e prevedibili, imprescindibili per aiutare i Paesi in via di sviluppo a mitigare e adattarsi agli effetti dei cambiamenti climatici.

"Per evitare il disastro, il mondo ha bisogno di un patto globale basato sulla solidarietà contro i cambiamenti climatici", ha detto recentemente il presidente della commissione Ambiente Jo Leinen (Germania), durante una discussione su clima e sviluppo, aggiungendo che "sarebbe un disastro se l’Europa arrivasse a Copenaghen senza una posizione unitaria sulla suddivisione del peso e l’aiuto ai Paesi poveri".

Ma la soluzione non è semplice, perché diversi Paesi dell’Est, capitanati dalla Polonia, hanno già fatto sapere di non aver nessuna intenzione di sobbarcarsi il peso dei Paesi in via di sviluppo in modo sproporzionato rispetto alle loro capacità. A questo proposito infine, a poco più di due settimane dal vertice internazionale, la commissione Ambiente ha proposto che l’Europa metta sul tavolo dei negoziati a Copenaghen almeno 30 miliardi di euro all’anno a partire dal 2020 per i Paesi terzi.

di Flora Cappelluti

 

Comments are closed.