AMBIENTE. Vertice Copenhagen, sale la tensione negli ultimi giorni del Summit

Per gli ultimi tre giorni della Conferenza di Copenaghen sul clima, la Rappresentanza a Milano della Commissione Europea, Legambiente e il Coordinamento "In Marcia per il Clima" hanno organizzato una diretta e una serie di eventi, interviste, collegamenti, approfondimenti, filmati per seguire le fasi finali e decisive dello storico negoziato.

Presso il Palazzo delle Stelline, centro delle operazioni milanesi durante i tre giorni di diretta dalla Conferenza di Copenhagen, sono presenti numerosi media che – oltre a garantire la copertura del vertice con interviste e approfondimenti – dovranno spiegare cosa sta accadendo fuori e dentro il Bella Center, dove sono in svolgimento i negoziati.

In questo terzultimo giorno del Summit, si è registrata un fortissimo aumento della tensione, con i movimenti no global e ambientalisti che hanno tentato di marciare verso il Bella Center, un tentativo di "invasione della zona rossa" che ha subito provocato la reazione della polizia danese, da più parti accusata di svolgere il proprio compito con eccesso di zelo, come testimoniano le manganellate distribuite a volontà, il gran dispendio di lacrimogeni e le oltre 250 persone arrestate oggi, tra le quali anche molti italiani.

Ma anche dentro al Bella Center, la situazione è diventata incandescente, al punto che Connie Hedegaard, ministro danese che presiede il vertice sul clima delle Nazioni Unite, ha rassegnato oggi le dimissioni dall’incarico. Al suo posto è stato nominato il primo ministro danese, Lars Loekke Rasmussen. Hedegaard, che ha presieduto il meeting questa mattina, ha dichiarato che non c’è ancora il consenso in varie questioni delle negoziazioni per arrivare a un nuovo accordo per combattere il riscaldamento globale.

"Un cambio della guardia previsto fin dall’inizio", hanno sottolineato gli organizzatori, ma che tuttavia ha riportato l’attenzione sulle difficoltà che il negoziato sta palesemente incontrando e sulle critiche al presidente uscente da parte dei Paesi africani che l’accusano di aver voluto favorire esclusivamente i Paesi ricchi. A queste critiche, si sommano le proteste di Brasile e India per il caos organizzativo e per la gestione degli accessi al vertice, in tilt a causa delle code provocate dall’arrivo dei capi di Stato nella capitale danese per una conferenza a cui sono state accreditate 46 mila persone, nonostante il Bella Center possa contenerne non oltre 15mila.

Di fatto, il negoziato in corso in Danimarca assume ogni giorno di più l’aspetto di una partita in corso tra Stati Uniti, Europa e i principali Paesi emergenti – in particolare Cina, India, Brasile e Russia – che segnerà il graduale spostamento del baricentro economico mondiale dagli Stati Uniti all’Asia, con l’Europa che dovrà cercare di trovare una propria posizione.

Così, nella bozza di accordo sono ormai spariti del tutto gli obiettivi numerici, come ha osservato il premier svedese Fredrik Reinfeldt, presidente di turno della Ue.

"L’Europa con la direttiva 20-20-20 ha già fatto la sua parte e se servisse è pronta a passare al 30%, ma non possiamo risolvere i problemi da soli, poiché contiamo solo per il 13% delle emissioni mondiali – ha dichiarato sconsolato Reinfeldt, osservando che "Stati Uniti, India e Cina, grandi inquinatori devono prendere a loro volta degli impegni".

Viste le molte parentesi e la poca sostanza nei testi negoziali, il WWF ha lanciato l’allarme. "Le ultime sessioni hanno prodotto disaccordo mentre i negoziatori avrebbero dovuto andare più a fondo dei vari temi chiave – ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, presente al Summit – Quando le decisioni più difficili approderanno ai livelli più alti, c’è il forte rischio che la questione si concluderà con grandi proclami piuttosto che inserire termini stringenti per affrontare i cambiamenti climatici. La difesa degli interessi delle lobby economiche e l’intransigenza delle grandi potenze sono le principali responsabili della confusione che si è creata in queste ultime fasi di negoziato. Ci restano tre giorni, il nostro pianeta non può aspettare, i leader devono farsi carico del problema e risolverlo" ha concluso oggi Midulla.

di Flora Cappelluti

 

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