AMBIENTE. Vetro, accordo Anci-CoReVe per raccolta differenziata di qualità

Il vetro si può riciclare all’infinito. E se nella differenziata si aggiunge non solo la separazione del vetro dagli altri materiali, ma anche la sua divisione per colori, si ottengono risultati migliori perché si ha una raccolta di vetro di qualità. Anci (Associazione nazionale comuni italiani) e CoReVe (Consorzio Recupero Vetro) hanno sottoscritto un accordo che intende dare un nuovo impulso alla raccolta differenziata del vetro, con l’offerta ai Comuni della possibilità di usufruire di incentivi per la raccolta del vetro con metodi innovativi. L’accordo Anci-CoReVe, supportati da Ancitel Energia e Ambiente, intende dunque migliorare la qualità del vetro che viene inviato al riciclo, insieme alle amministrazioni locali, ottimizzandone i modi di raccolta. Esperienze pilota già ci sono: progetti svolti nel 2009 hanno riguardato il Comuni del Circondario Empolese Valdelsa, di Verona, di Latina e alcuni Comuni della Versilia, che hanno contribuito ad aumentare la raccolta. Attenzione però: va migliorata anche la qualità della raccolta del vetro. Questi i temi al centro del convegno organizzato a Roma "L’accordo Anci-CoReVe: raccolta consapevole, vetro di qualità".

Spiega il presidente CoReVe Enzo Cavalli: "Il vetro che finisce in discarica rappresenta circa il 34%-35% che quindi sfugge alla raccolta. Il totale di vetro emesso sul mercato è intorno a 2 milioni 100 mila tonnellate, il riciclato è 1 milione 300 mila tonnellate, pari a circa il 66%. L’accordo con l’Anci è fondamentale non per aumentare la raccolta, perché questa aumenta già per conto suo. Il solo effetto Napoli – commenta – ha portato un incredibile aumento della raccolta ovunque, perché si sta risvegliando la coscienza ecologica del cittadino e tutti si sentono in dovere di salvaguardare l’ambiente. Dobbiamo riuscire a collaborare con i Comuni affinché la raccolta non sia disordinata ma finalizzata a modificare il concetto odierno: dobbiamo cioè fare un riciclo di qualità. Se raccogliamo bene, il materiale non va più in discarica".

Alcuni tipi di raccolta multimateriale, spiega Cavalli, mischiano infatti materiali leggeri e pesanti, li compattano, e in questo modo il vetro si frantuma e non si riesce più a divedere, col risultato che i materiali compattati insieme e frantumati finiscono giocoforza in discarica. E invece, se è vero che il 66% del vetro italiano si ricicla, si può fare ancora meglio. Spiega Cavalli: "Il 34% che va in discarica può essere ancora ridotto. Per andare in discarica, si paga da 80 a 130 euro a tonnellata; se si raccoglie il vetro, così come con altri materiali, si incassa un corrispettivo che dipende dalla qualità del vetro. Noi abbiamo stabilito un accordo con Anci con fasce qualitative e separazione per colore: invece di far spendere al Comune i soldi per andare in discarica, se il vetro viene selezionato correttamente, il Comune incassa dei soldi. Questi possono essere destinati all’acquisto di attrezzature o per ridurre la tassa sui rifiuti". C’è inoltre il tema della disomogeneità, a livello comunale nazionale, nella raccolta differenziata, a partire dal colore stesso dei cassonetti utilizzati: in questo caso è importante il ruolo dell’Anci che, spiega il presidente CoReVe, "può discutere con l’amministrazione comunale e può influire sulla modifica dei sistemi di raccolta".

Migliorare la raccolta del vetro significa anche differenziare per colore. "Il vetro si può riciclare all’infinito – spiega Cavalli – Nel panorama dei contenitori in vetro, il vetro colorato costituisce circa il 60% mentre il 40% sono vetri chiari, fra bianco e mezzobianco. Poiché la raccolta viene fatta per colore indistinto, non possiamo mettere i vetri colorati nei chiari perché altrimenti cambia il colore. Siamo costretti così a usare tutto quello che proviene dal riciclo per produrre vetri colorati. Se riusciamo ad avere la separazione per colore, si amplia la possibilità di riciclo. Come si può fare? Un modo è come fanno all’estero, dove si fa la raccolta separata per colore: vetro bianco da una parte, marrone dall’altra, verde dall’altra. Questo è fatto dal cittadino, non so se può funzionare. Contemporaneamente, però, i proprietari degli impianti che fanno il trattamento del vetro stanno sperimentando alcune macchine che hanno la capacità di selezionare il vetro per colore. I vetri chiari sono mezzobianco e bianco: fra loro non riusciamo a dividerli, ma se togliamo tutto il vetro colorato e lasciamo solo il vetro chiaro, possiamo usarlo tutto nella produzione del mezzobianco, che rappresenta la maggior parte del vetro chiaro". Migliorare, dunque, si può. E nei mesi scorsi sono state sottoscritte nuove convenzioni con i Comuni di Venezia, La Spezia, Lecce e Arzano, per ampliare la rete di Comuni impegnati nella raccolta di un vetro di qualità.

di Sabrina Bergamini

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