AMBIENTE. WWF: “Emission Trading è formula vincente per incentivare competitività nell’Ue”

A smentire i timori secondo i quali applicare il commercio di emissioni rappresenterebbe un ostacolo per la crescita dell’economia europea e per il mercato del lavoro ci ha pensato il WWF che ha oggi presentato il rapporto "Impatto del Commercio di emissioni su competitività e impiego nella Ue". Secondo lo studio, infatti, l’Emission Trading (ETS, schema di commercio delle emissioni) è la migliore alternativa di regolazione ambientale per favorire la competitività del sistema economico della UE.

Il rapporto è stato curato dal Centro per le Ricerche Economiche Europee, che fotografa gli effetti positivi sul mercato del commercio delle emissioni. Quest’analisi dimostra – afferma l’associazione in una nota – che le previsioni allarmistiche delle società e delle associazioni industriali di vari settori (soprattutto acciaierie, industrie chimiche e carbonifere) sull’impatto negativo dell’ETS sono privi di fondamento. Ammonterebbe a 79 miliardi di euro il costo per l’Europa, qualora si volesse raggiungere l’obiettivo di Kyoto ricorrendo a strumenti di regolazione tradizionali. Per la sola Germania i benefici del sistema di emission trading sarebbero stimabili in un risparmio tra i 230 e i 545 milioni di euro. Effetto caro-Kyoto quindi solo senza ETS. Se si chiede ai paesi di raggiungere gli obiettivi di Kyoto senza la flessibilità di poter commerciare le emissioni, allora sì che ne deriverebbe un aumento dei costi.

Sfruttando il suo enorme potenziale innovativo, il WWF pensa che l’ETS nell’Unione Europea può avere due effetti positivi a un costo relativamente basso: un contributo significativo alla riduzione di CO2 e un cambiamento strutturale in vari settori, preparando così l’Europa ad una nuova rivoluzione industriale, ovvero un futuro con una minore intensità di carbonio, maggiore efficienza energetica ed un nuovo sviluppo di tecnologie innovative in grado di conciliare crescita economica e sviluppo sostenibile, di conservare produttività l’occupazione che sarebbero irrimediabilmente erose in uno scenario energetico incapace di emanciparsi dai combustibili fossili.

"Ci auguriamo che il rapporto reso noto oggi dia un minimo di razionalità al dibattito anche in Italia – ha dichiarato Michele Candotti, segretario generale del WWF Italia – Il nostro Paese non ha avuto, sino a oggi, una politica di attuazione del Protocollo di Kyoto, ha preso sotto gamba l´ETS e rischia di pagare tutto questo molto amaramente. Si pensi che a oggi non si conoscono le emissioni di CO2 di tutti i singoli impianti, come previsto dalla UE. Sarà compito del nuovo Governo recuperare il terreno perduto, cambiare totalmente approccio e basarsi sugli obiettivi di Kyoto: l´imperativo è fare bene puntando su questa competitività".

Per approfondimenti clicca qui per scaricare il Protocollo di Kyoto.

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