AMBIENTE. WWF: servono più rinnovabili e meno emissioni

Per un futuro energetico sostenibile bisogna ridurre drasticamente le emissioni di CO2 e liberarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili. In Italia significa dimezzare i consumi, dimezzare le fonti fossili e triplicare la produzione di energia da fonti rinnovabili entro il 2050, per avere uno scenario complessivo in cui il fabbisogno nazionale sia assicurato per il 50% da fonti rinnovabili e combustibili fossili. Perché a livello globale, prima del 2050, se continua il trend di crescita dei consumi degli ultimi trenta anni, tutte le risorse energetiche non rinnovabili saranno esaurite. Bisogna dunque rinnovare lo scenario energetico perché per alimentare l’economia mondiale fino al 2050 mantenendo i parametri attuali, con i combustibili fossili che coprono l’80,9% dell’energia primaria utilizzata, servono combustibili fossili per 856.000 miliardi di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep), ma il mondo ne ha appena 800.000 fra carbone, petrolio, gas naturale e uranio.

Sono i dati resi noti oggi dal WWF che ha presentato a Roma il dossier "Cambiamenti climatici, ambiente ed energia: linee guida per una strategia nazionale di mitigazione e adattamento". Il dossier è stato presentato da Vincenzo Balzani, professore di Chimica all’Università di Bologna, Sergio Castellari del Centro EuroMediterraneo per i Cambiamenti Climatici di Bologna e Focal Point IPCC Italia, Marino Gatto, Professore di Ecologia già presidente Società Italiana di Ecologia e Sergio Ulgiati, Professore di analisi del ciclo di vita Dipartimento Scienze per l’Ambiente.

Il primo imperativo è dunque quello di tagliare le emissioni climalteranti. Di quanto? Secondo la comunità scientifica per contenere il cambiamento climatico le emissioni globali devono essere ridotte di almeno l’80% entro il 2050, ma secondo il WWF si tratta di un obiettivo raggiungibile solo con una riduzione di almeno il 30% entro il 2050. La sfida primaria è dunque quella dell’energia.

Sulla "Astronave Terra", secondo la metafora usata da Vincenzo Balzani, professore di Chimica e componente del comitato scientifico del WWF, "si consumano 1000 barili di petrolio al secondo". "Se aumentiamo del 2% annuo il consumo di energia avremo esaurito tutte le risorse entro entro il 2050, uranio compreso". L’energia nucleare non rappresenta la soluzione: negli ultimi anni i reattori chiusi sono stati più numerosi di quelli attivati, il nucleare costa molto, non ha risolto il problema delle scorie, e a livello italiano non garantirà l’indipendenza energetica perché l’Italia come l’Europa non possiede uranio. Ed ecco che si arriva alle fonti rinnovabili fra le quali l’energia solare. "La Terra – spiega Balzani – riceve dal Sole in un’ora una quantità di energia pari a quella che l’umanità consuma in un anno". L’Italia da questo punto di vista ha grandi potenzialità: "Basterebbe coprire di pannelli fotovoltaici lo 0,8% del territorio per soddisfare – continua – tutti i consumi nazionali di elettricità".

"Nell’anno in cui il mondo si appresta ad approvare un nuovo patto globale per il clima – ha detto Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia – è più che mai urgente che il Governo doti il Paese di un Piano nazionale per l’energia e di un Piano nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici che sono già in atto. Non è la voce degli ambientalisti ma quella dei massimi esperti ad indicare la strada per uscire dalla crisi energetica e climatica".

Per l’Italia si tratta dunque di ridurre del 50% i consumi, ridurre del 50% le fonti fossili e più che triplicare le fonti rinnovabili entro il 2030. La sfida energetica si accompagna inoltre alla necessità di agire attraverso un piano strategico per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Perché i cambiamenti climatici – ribadiscono gli scienziati chiamati dal WWF – sono in atto, colpiscono i sistemi naturali e umani, riducono la biodiversità. Rileva l’associazione che "il 90% dei disastri naturali che si sono verificati in Europa dal 1980 sono attribuibili a eventi meteorologici o climatici. L’Europa ha speso per questi eventi circa 15 miliardi di euro l’anno. Mentre la Commissione Europea sta ormai finalizzando un White Paper per la strategia sull’adattamento in Italia il tema è ancora agli albori a parte un primo passo affrontato nel 2007 all’interno della Conferenza Nazionale sui Cambiamenti climatici che però non ha avuto seguiti operativi nella successiva finanziaria".

L’azione combinata del riscaldamento globale e della degradazione degli habitat naturali potrebbe portare alla scomparsa di circa il 25% delle specie mondiali, secondo uno studio citato da Marino Gatto, professore di Ecologia. Un fenomeno che ha particolare rilevanza per l’Italia che "è hot-spot di biodiversità". Per questo, rileva il WWF, bisogna intervenire con un monitoraggio degli ambienti più delicati a partire dalle foreste per poi intervenire sui sistemi agricoli, sugli ecosistemi marini, su quelli di acqua dolce, e avviare una grande opera di ripristino e restauro del territorio per rendere i sistemi naturali meno fragili e vulnerabili ai cambiamenti climatici. "L’azione suggerita nel rapporto – ha detto il professor Gatto – è il ripristino ecologico del Belpaese".

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