ANZIANI. Rapporto Censis-La Repubblica: l’età del pensionamento non è più un tabù

L’età del pensionamento non è più un tabù intoccabile; molti anziani sono convinti che si può lavorare anche dopo i sessantacinque anni per gli uomini e i sessanta anni per le donne e che, anzi, l’internità al mondo produttivo può essere una componente positiva del benessere nella terza età. E’ quanto emerge dall’indagine Censis-Salute La Repubblica su un campione nazionale di 1.000 cittadini con almeno 60 anni presentata oggi a Roma.

Secondo il rapporto gli anziani, o almeno quelli più qualificati e a più alta occupabilità, al lavoro chiedono non tanto e non solo reddito, ma significati, motivazioni, stimoli; il lavoro, per il contenuto e per le modalità di svolgimento, deve essere una opportunità, gratificante soggettivamente e utile socialmente. Forte anche il richiamo al ruolo della formazione.

In particolare, il 9% degli intervistati dichiara che gli uomini dovrebbero andare in pensione oltre i 65 anni, e tale percentuale sale addirittura ad oltre il 22% tra i laureati intervistati; analogamente per le donne è il 32,7% a sostenere che sarebbe opportuno fissare l’età pensionabile sopra i sessanta anni attualmente previsti dalla normativa, e tra i laureati intervistati è il 53,8% a condividere tale tesi mentre tra i possessori di titolo di scuola superiore è il 38,5%.

Oltre il 31% dei pensionati, di cui il 55% maschi, avrebbero preferito andare in pensione più tardi. Per quanto riguarda la questione dell’età pensionabile dal punto di vista degli anziani che ancora lavorano, analizzando se e quando hanno deciso di andare in pensione. La maggioranza degli uomini (40%) pensa di andarsene in pensione entro il sessantaquattresimo anno di età, un quarto a sessantacinque anni e un rimanente 20% dopo i sessantacinque anni; per le donne, invece, prevale la quota di intervistate che non ha ancora deciso quando andare in pensione, mentre le altre andranno in maggioranza in pensione a sessantacinque anni (il 27% circa) e ben il 23,1% dopo i 65 anni.

Tra i pensionati intervistati solo il 2,4% ha dichiarato di svolgere un’attività lavorativa remunerata e, in particolare, l’1,4% dello stesso tipo di quella svolta prima della pensione e l’1% di un tipo completamente diverso. Mentre tra coloro che svolgono attività lavorativa remunerata l’81% è soddisfatto, in particolare perché dichiara che alla sua età è importante lavorare per vivere bene.

 

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