ASSICURAZIONI. Ania, nel 2008 prezzo R.C. auto ridotto del 3,6%

Nel 2008 il prezzo medio delle coperture R.C. auto si è ridotto del 3,6%, seguendo il trend degli ultimi 5 anni: dal 2004 ad oggi la riduzione del prezzo, in termini nominali, è stata dell’8,3% e di quasi il 16% al netto dell’inflazione. La concorrenza tra le imprese ne è stata la causa principale, generando una diffusa applicazione di sconti rispetto ai prezzi di listino.

Il risarcimento diretto ha migliorato la qualità del servizio di liquidazione, accorciando i tempi e attenuando il contenzioso con i danneggiati. Ma ad un servizio migliore non è corrisposta una riduzione dei costi dei sinistri e dei costi di gestione per le imprese. Nel 2008, su 100 euro di premi incassati dalle imprese ne sono stati spesi 101 per sinistri e costi gestionali. Cioè, per la prima volta dal 2001, il conto economico della r.c. auto, ha registrato una lieve perdita. E se non si riuscirà a intervenire incisivamente sui costi, la riduzione dei prezzi ai consumatori si interromperà.

E’ questo il quadro generale del settore assicurativo italiano, illustrato oggi dal Presidente dell’Ania in occasione dell’assemblea annuale. Un problema italiano è quello della frequenza dei sinistri, che nel nostro paese è ben più alta della media europea: il doppio della Francia e il 40% in più della Germania. Anche il costo medio dei sinistri è in Italia più alto di quello del resto d’Europa.

"A peggiorare questo quadro – ha aggiunto Cerchiai – sono intervenute le disposizioni introdotte 2 anni fa sulle clausole bonus/malus. Cioè "le più favorevoli condizioni di prezzo, così imposte per norma in favore dei nuovi assicurati e dei responsabili di sinistri in concorso di colpa, sono destinate a determinare, nel tempo, un maggior costo a carico di tutti gli altri assicurati. Gli assicurati virtuosi vengono così chiamati a pagare al posto dei guidatori inesperti e di quelli indisciplinati".

Restano immutati i problemi di sempre: carenze nella sicurezza stradale, frodi e oneri impropri, che continuano a gravare in termini patologici sull’ammontare dei risarcimenti. Cerchiai ha parlato di una diffusa speculazione: un milione di feriti in incidenti stradali, su tre milioni e settecentomila sinistri risarciti. "Mancano efficienti banche dati e sistematiche indagini preventive ed è urgente definire certezze giuridiche nell’accertamento e nella valutazione dei danni alla persona, che risultano di gran lunga superiori nel numero e negli importi rispetto alla media europea".

Quali sono le speranze dell’Ania? Previdenza, sanità, assistenza ai non autosufficienti sono i tre settori su cui si deve elaborare un ampio disegno riformatore, in cui le assicurazioni possono svolgere un ruolo di rilievo. Le assicurazioni, infatti, possono fornire, per gli eventi più gravi, protezione e capacità di servizio a fondi e casse di assistenza sanitaria attraverso la stipula di polizze collettive. Con opportune convenzioni, le imprese assicurative possono mitigare il costo dei servizi sanitari garantendone – anzi, elevandone – la qualità: già oggi, per oltre un milione e mezzo di assicurati, il settore gestisce un altissimo numero di richieste di assistenza.

Secondo Cerchiai è "davvero incomprensibile che le polizze salute siano escluse dai benefici fiscali concessi a fondi sanitari e società di mutuo soccorso e continuino a essere penalizzate con un’imposta sul premio". Inoltre, sono troppo pochi, meno di 5 milioni, gli iscritti alla previdenza complementare: il tasso di incremento si è ridotto nel 2008 e nei primi mesi di quest’anno. Mancano all’appello soprattutto i giovani e gran parte dei lavoratori delle piccole e medie imprese, dei dipendenti pubblici e dei lavoratori autonomi. A questo ritmo, serviranno almeno 12 anni perché i due terzi dei lavoratori dipendenti privati arrivino ad aderire a una forma di previdenza complementare. Le cause di questo ritardo sono nella mancanza di informazione e nei numerosi vincoli dell’attuale sistema.

"È urgente rimuovere il divieto per i fondi negoziali di investire nelle polizze assicurative tradizionali, di rami I e V, caratterizzate da garanzie di rendimento minimo, consolidamento annuale del risultato e bassa volatilità dei rendimenti. Questi prodotti rappresentano una risposta concreta alla domanda dei lavoratori, che richiedono, innanzitutto, sicurezza dell’investimento e certezza del rendimento. Le imprese di assicurazione possono arrivare a garantire un rendimento minimo pari a quello del TFR".

Per quanto riguarda il tema della non autosufficienza, che oggi pesa sulle spalle delle famiglie, il settore assicurativo, da tempo, sta cercando di inserirsi: 4 anni fa, d’intesa con le organizzazioni sindacali, è stato istituito un Fondo volto a fornire ai dipendenti, anche dopo il ritiro dal lavoro, prestazioni assistenziali per lo stato di non autosufficienza. Il Fondo è finanziato interamente con un contributo dei datori di lavoro, circa 130 euro annui per dipendente. Eroga, al verificarsi dell’evento, una rendita vitalizia pari a oltre 12.000 euro all’anno.

"Non abbiamo mai avuto bisogno di aiuti pubblici – ha concluso Cerchiai auspicando liberalizzazioni vere, "che siano nell’interesse dei consumatori e delle imprese" e "un confronto leale e sincero con il Governo, i Sindacati e le Associazioni dei consumatori".

"L’Italia è ancora un paese sottoassicurato: si colloca al quarto posto in Europa in termini di raccolta premi, con un distacco significativo rispetto a Regno Unito, Francia e Germania. Occorre quindi promuovere un utilizzo più ampio e razionale dello strumento assicurativo, che in taluni settori, può diventare un’occasione di sviluppo di nuovi mercati". E’ quanto ha dichiarato, all’assemblea annuale dell’Ania, il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, sottolineando l’impatto positivo che potrebbero avere le assicurazioni nel settore pensionistico, nella sanità, nell’assistenza agli anziani e alle persone non autosufficienti.

"Le assicurazioni sono beni relazionali e, se fatte bene, producono fiducia e certezza". Lo ha detto il Ministro dell’Innovazione e della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, dichiarando il suo accordo alla necessità di accrescere il ruolo delle assicurazioni nell’area del welfare, pensioni e sanità in primo luogo. In Italia l’assicurazione contro i danni è poco sviluppata e molto tassata e lo Stato deve farsi carico delle calamità naturali, dell’ottusità di alcune politiche regionali, dell’abusivismo e dei danni provocati dai condoni edilizi. Le assicurazioni, in questo, possono fare tanto, aumentando la trasparenza di un Paese che ne ha davvero bisogno".

di Antonella Giordano

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