ASSICURAZIONI. Cartello, sì ai risarcimenti. Giordano: con class action risultato più incisivo

E’ notizia di qualche giorno fa la sentenza della Corte di Cassazione (10211/11) secondo la quale il cartello tra compagnie assicurative sanzionato dall’Antitrust nel 2000 ha prodotto un aumento illecito dei premi a danno dei consumatori che, perciò, vanno risarciti.

"Si tratta di una sentenza molto importante non tanto dal punto di visto dei contenti ma in quanto riconosce una grossa valenza processuale al provvedimento dell’Antitrust, in particolare, e a tutti i provvedimenti delle Autorità di garanzia"., ha commentato Pietro Giordano, segretario generale Adiconsum. La sentenza della Cassazione, infatti, stabilisce – in maniera inedita – che in presenza di un provvedimento di un’Authority che riconosce un illecito anticoncorrenziale si riconosce perciò stesso un danno ai consumatori. Le Aziende sono chiamate, per contro, a dimostrare che non c’è un nesso di causa effetto tra la condotta anticoncorrenziale e il danno ai consumatori.

La sentenza in questione scaturisce da un provvedimento Antitrust con il quale l’Agcm sanzionò un cartello orizzontale tra le imprese assicuratrici tra gli anni 1994-2000: in quegli anni, secondo l’Antitrust, le aziende avevano dato vita ad uno scambio di informazioni , tra cui dati sensibili riferiti ai clienti, a seguito del quale ci fu un aumento dei premi. Questo provvedimento è, tra l’altro, molto conosciuto tra gli addetti ai lavori perché è a partire da questo che il Governo e le Associazioni dei Consumatori avviarono le trattative per introdurre nel nostro ordinamento l’azione risarcitoria collettiva: si intuì, infatti, che ci sarebbero state tante piccole cause di risarcimento dei danni da parte dei consumatori verso l’ingiustificato aumento dei premi. "Non può passare inosservato, infatti, che l’entità del risarcimento ammesso dalla Cassazione è davvero irrisoria (63,62 euro + la rivalutazione degli interessi) – tanto che nel 2000 Adiconsum consigliò cautela ai consumatori che volevano intentare una causa – ma se ci fosse stata la possibilità di agire collettivamente per le imprese assicuratrici si sarebbe trattato di un danno reale" conclude Giordano.

 

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