ASSICURAZIONI. Indennizzo diretto: sentenza della Corte

L’obbligatorietà dell’indennizzo diretto viene messa in discussione dalla sentenza n. 180 della Corte costituzionale pronunciata il 19 giugno. La Corte parla di "carattere alternativo, e non esclusivo, dell’azione diretta nei soli confronti del proprio assicuratore".

Non ci sono ancora commenti dell’ANIA né delle associazioni consumatori che avevano salutato, tutte concordi tranne CODICI, l’introduzione del nuovo istituto come strumento utile per accelerare le liquidazioni dei sinistri, riducendo le spese legali e quindi ponendo le premesse per possibili diminuzioni delle tariffe. Richiesti di un parere da HC, hanno risposto che attendono di leggere e interpretare la sentenza per vedere il da farsi.

Contro l’indennizzo diretto invece si erano pronunciate le categorie degli avvocati e dei consulenti sinistri.

L’indennizzo diretto è entrato in vigore il 1° febbraio 2007. In caso di incidente, i danneggiati non responsabili o responsabili solo in parte sono risarciti direttamente dal proprio assicuratore e non più dall’assicuratore di chi ha causato l’incidente. La procedura dell’indennizzo diretto si applica in caso di incidente tra due veicoli, entrambi con targa italiana, identificati e regolarmente assicurati. Per applicare la procedura di risarcimento basta presentare la denuncia e la richiesta di risarcimento alla propria compagnia che, una volta accertata la totale o parziale ragione del proprio assicurato, rimborserà i danni. L’assicuratore fornirà tutte le informazioni necessarie sulle procedure da seguire e svolgerà opera di assistenza per spiegare i diritti dell’assicurato danneggiato.
Vengono risarciti i danni al veicolo e gli eventuali danni connessi al suo utilizzo (es. fermo tecnico, traino, ecc.); le eventuali lesioni di lieve entità subite dal conducente (fino al 9% di invalidità) e gli eventuali danni alle cose trasportate appartenenti al proprietario o al conducente.

Ma quali sono i cambiamenti legati alla pronuncia e quali i problemi dell’indennizzo diretto? Approfondiamo il tema con un primo parere cui seguiranno, nei prossimi giorni, nuove interviste a rappresentanti delle parti associative e aziendali.

Cosa cambia dunque con la sentenza? L’abbiamo chiesto a Eugenio Diffidenti, avvocato e membro della Direzione nazionale MDC. "Già tribunali di merito avevano indicato che c’era questa tendenza. Si era già proposto con la legge del 1969 ma la giurisprudenza si è attestata sull’alternatività – dichiara Diffidenti – Il decreto legislativo 209 del 2005 all’articolo che riguarda l’indennizzo diretto ha detto che l’azione può esser rivolta anche alla propria compagnia. Sostanzialmente non cambia niente. Bisogna però verificare se questa legge ha raggiunto il suo scopo, se abbia dunque semplificato la situazione. A mio avviso la situazione è invece peggiorata, perché sono aumentati i costi del sinistro, perché oggi il sinistro è gestito da due compagnie di assicurazione quindi i costi sono raddoppiati. La Corte costituzionale ha chiarito che la legge non dice al danneggiato: "devi per forza chiedere il risarcimento del danno alla tua compagnia, ma puoi chiedere il risarcimento del danno alla tua assicurazione". Si tratta di una ulteriore facoltà che si aggiunge alle altre".

Quali dunque i difetti dell’indennizzo diretto? Secondo l’avvocato Diffidenti, "le spese non si riducono e nemmeno i tempi di trattazione dei sinistri. La mole dei sinistri è identica. I costi non si riducono o aumentano perché oggi si deve avere una doppia posizione contabile, presso la propria assicurazione che deve seguire il sinistro e presso l’assicurazione del danneggiante. Ci sono dunque due gestori del sinistro e i costi sono in due società differenti. Alla fine tutto ciò si ripercuote sul costo complessivo di gestione. Si ha una semplificazione? Secondo me no perché si è ampliato il novero di persone cui si può chiedere il risarcimento del danno. Il sistema è più garantista per l’utente ma non semplifica. Secondo me si dovrebbe rendere antieconomico per l’assicurazione pagare in ritardo prevedendo qualche penalità. La legge deve essere modificata e migliorata".

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