Aflatossine, il nuovo pericolo

Il Comitato permanente per la catena alimentare europea presso la DG Sanco del 15 ottobre ha approvato la proposta di innalzare i livelli massimi di aflatossine nella frutta a guscio, modificando così il Regolamento CE 1881 del 2006 (definizione dei tenori massimi di alcuni contaminanti nei prodotti alimentari). Se dal Parlamento Ue dovesse arrivare il via libero definitivo, il limite passerebbe dagli attuali 4 ug/kg a 10 ug/kg per la frutta a guscio pronta da mangiare e addirittura a 15 ug/kg per quella soggetta ad ulteriore trasformazione.

Perché una decisione del genere visto che le aflatossine sono "sostanze indesiderabili poiché è stato dimostrato che provocano il cancro nell’uomo e negli animali"? Parola dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare che in un parere del gennaio 2007 precisa: "Le aflatossine sono prodotte da muffe che si trovano soprattutto nelle regioni a clima caldo e umido e che contaminano principalmente vari tipi di noci, arachidi, fichi e altri frutti secchi, spezie, oli vegetali greggi, chicchi di cacao e mais. Poiché le aflatossine sono considerate genotossiche e cancerogene, non è possibile stabilire un consumo privo di rischi e l’Unione europea (UE) ha emanato norme per queste tossine nel 1998, corrispondenti ai livelli più bassi ragionevolmente ottenibili".

L’Efsa ridemensiona però la sua posizione quando fa riferimento al livello di esposizione alle aflatossine a seguito del consumo di frutta secca a guscio. L’Autorità conclude infatti che l’aumento dei livelli massimi di aflatossine in questi tipi di frutta avrebbe solo effetti minori sull’esposizione alimentare totale prevista da tutte le fonti e sul rischio di cancro. Attenzione, però, secondo l’Efsa è indispensabile mantenere l’esposizione alle aflatossine da fonti alimentari la più bassa ragionevolmente possibile, riducendo l’esposizione dalle fonti che maggiormente contribuiscono all’esposizione alimentare totale alle aflatossine. Come saranno informati i consumatori? Le etichette riporteranno i limiti maggiori di aflatossine presenti nel prodotto.

La proposta sembra quindi andare a totale sfavore della sicurezza alimentare dei consumatori europei ma a favore dello sviluppo degli scambi commerciali in tutto il mondo, soprattutto da quei paesi che hanno limiti alti di aflatossine nelle frutta secca, come la Turchia.

D’altra parte le aflatossine sono uno dei contaminati più diffusi in Europa. Secondo il VI rapporto sulla sicurezza alimentare del Movimento Difesa del Cittadino e Legambiente, Italia a tavola, sono le micotossine (785) i contaminanti principalmente riscontrati dal sistema di allerta comunitario, nella frutta secca. Si tratta soprattutto aflatossine (782), seguite da problematiche microbiologiche. Dei 785 prodotti della categoria frutta secca, notificati per micotossine, 200 sono originari della Turchia, 167 della Cina, 164 dell’Iran e 69 degli USA.

L’allarme è stato lanciato dalla Confederazione italiana agricoltori (Cia) che si dimostra preoccupata per una "decisione, che se confermata, avrebbe effetti devastanti per la nostra produzione e per i consumatori". Come ha spiegato a Help Consumatori Giuliana Roncolini, responsabili settore ortofrutta della Cia"le aflatossine sono delle micotossine che si sviluppano con l’umidità e sono fortemente cancerogene. Da tempo si sta cercando di limitarne i contenuti nei cibi, proprio per la loro pericolosità. Esistono delle misure preventive per limitare il contenuto di queste sostanze negli alimenti e l’Italia lo sta facendo da anni. Purtroppo il principale esportatore è la Turchia (80% della produzione mondiale) le cui nocciole sono cariche di aflatossine perché sono maggiori i limiti massimi".

Quindi si tratta di un proposta più a favore degli scambi commerciali e a danno del consumatore?
"Nella sostanza il governo turco da molto chiede all’Unione Europea di innalzare i livelli massimi consentiti proprio per poter esportare più nocciole in Europa. Formalmente la Commissione Europea fornisce un’altra motivazione: visto che esistono delle regole internazionali nell’ambito del Codex Alimentarius con limiti di aflatossine maggiori dei nostri, la Ue ha deciso di adeguarsi . Per l’Italia, però, questo significa fa consumare ai cittadini frutta secca meno sicura.

Quale il ruolo dell’Italia nell’ambito della produzione mondiale di nocciole?L’Italia è il secondo produttore al mondo dopo la Turchia. La nostra produzione avviene anche in luoghi collinari non particolarmente sviluppate dove questa coltura ha una importante funzione di sostegno del territorio.

In questa vicenda quale è stato il ruolo dell’Efsa?
Il parere dell’Efsa del 2007 è vergognoso. Nonostante la cancerogenicità di questi prodotti, l’Autorità è arrivata ad affermare che visto che si tratta di cibi che il cittadino non consuma tutti giorni la percentuale di possibile esposizione ai prodotti è minima. Il problema è che la frutta secca, pensiamo proprio alle nocciole, è presente come ingrediente in tantissimi i prodotti, ad esempio i biscotti o le cioccolate. Inoltre, per alcune patologie molti nutrizionisti consigliano il consumo di frutta secca a guscio. Ad esempio alle donne in menopausa, si propongono le nocciole tutti i giorni perché ricche di calcio.

Cosa chiedete alle istituzioni?

Assolutamente che questo primo parere positivo non venga confermato dal Parlamento Europeo. Nei prossimi 4 mesi l’Italia dovrà avviare una battaglia dura. In particolare, il ministro per le Politiche Agricole Luca Zaia dovrà muoversi, anche cercando alleanze con altri paesi.

A cura di Silvia Biasotto

 

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