Alimentazione, MC: micotossine sempre più diffuse

La contaminazione da micotossine (classificate come cancerogeni o sospetti cancerogeni, oltre che responsabili di gravi tossicità croniche) è un problema molto esteso, anche su alimenti di larghissimo consumo e su alimenti dietetici, destinati anche ai bambini. E’ quanto emerge da un’indagine svolta dal Movimento Consumatori su 80 campioni di alimenti in confezioni integre (come da elenco completo in allegato).

In totale 40 prodotti analizzati, i cui campioni sono stati inviati presso laboratori europei accreditati ed analizzati con metodi molto sensibili. Le analisi hanno riguardato la ricerca di allergeni, micotossine, PCB (policlorobifenili), contaminanti da contatto.

Per quanto riguarda le aflatossine su 10 campioni analizzati, 1 è risultato contaminato (10% dei campioni) da Aflatossina B1 e da tracce di Aflatossina B2. Si tratta di un campione di biscotti dietetici con uva sultanina e cannella, gluten free, prodotto in Australia. La contaminazione è significativa e superiore ai limiti di legge fissati dalla normativa vigente, che è di 0,10 microgrammi/Kg.

Su 13 campioni di vini analizzati, 4 presentavano residui quantificabili di ocratossina A (pari a superiori a 0,1 microgrammi/l), 4 presentavano tracce inferiori a 0,1 microgrammi/l. In totale i residui e le tracce di Ocratossina A sono state trovate sul 62% dei vini analizzati, pur essendo inferiori al limite consentito dalla normativa (2,0 microgrammi/l o ppb). Ocratossina anche nella birra: su 7 campioni, 2 presentavano residui quantificabili e su 2 sono state riscontrate tracce inferiori a 0,1 microgrammi/kg.

Niente residui, invece, nei latticini per quanto riguarda PCB e Semicarbazide. Anche per gli allergeni, almeno limitatamente alle classi e agli alimenti oggetto di questa indagine, non sono state rilevate presenze non dichiarate.

L’associazione ritiene opportuno aumentare i controlli e valutare complessivamente la problematica dei residui da micotossine che non è assolutamente confinata ad alimenti di basso consumo, ma coinvolge bevande e cibi che tutti i giorni sono sulle nostre tavole. D’altro canto la problematica potrebbe essere contenuta non solo con artifizi normativi, ma anche con l’adozione di buone pratiche di lavorazione, come testualmente riportato nel Regolamento CE 1881/2006: "È stato riconosciuto che, mediante la cernita o altri trattamenti fisici, è possibile abbassare il tenore di aflatossine nelle partite di arachidi, frutta a guscio, frutta secca e granturco", ha spiegato Beppe Riccardi responsabile del settore alimentare del Movimento Consumatori –
"Sulla base di questi risultati – ha concluso Riccardi – riteniamo comunque che sia necessario approfondire la problematica micotossine, e nella seconda fase di questa nostra ricerca (prevista per settembre-ottobre 2007), verranno inseriti anche controlli per nuove classi di micotossine ed altre tipologie di alimenti".

 

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