Ambiente, il 29 ottobre fermiamo il carbone

Mentre l’Europa sceglie di ridurre l’uso del carbone per produrre energia elettrica, l’Italia va nella direzione opposta e pensa ad incrementarlo. Ormai è noto a tutti che la combustione di carbone rilascia un cocktail di inquinanti micidiali, dall’arsenico al cromo, dal cadmio al mercurio, per non parlare dell’anidride solforosa che, combinandosi con il vapore acqueo, provoca le piogge acide. La combustione del carbone in centrali elettriche rappresenta, infatti, la più grande fonte "umana" di inquinamento da CO2, più del doppio di quelle a gas. L’Unione Europea ha deciso di ridurre del 20%, entro il 2020, le emissioni di gas serra puntando sulle fonti rinnovabili e sull’efficienza energetica.

Alcune aziende italiane, invece, per mere convenienze legate all’attuale prezzo del carbone (peraltro in salita), insistono per costruire nuove centrali a carbone o riconvertire centrali esistenti. Il Governo e l’Enel hanno lanciato un "piano carbone" che, oltre a Porto Tolle, riguarda la riconversione di vecchie centrali come Vado Ligure, La Spezia, e Rossano Calabro, o addirittura la costruzione di nuove centrali come Saline Ioniche, con un livello di investimenti, pubblici e privati, dell’ordine di 10 miliardi di euro.

Contro queste scelte irresponsabili e nocive per il pianeta diverse associazioni ambientaliste, dei consumatori e del terzo settore lanciano un appello a tutta la società civile, invitandola a mobilitarsi il 29 ottobre con una manifestazione nazionale nel Polesine. "Rivendichiamo il diritto a essere coinvolti in scelte chiare, fondate su strategie e piani condivisi e non dettati dalle lobby energetiche, ma dall’interesse di tutti e dal bene comune – scrivono le associazioni – Proponiamo il territorio polesano come laboratorio nazionale per cominciare ad immaginare ed attuare l’alternativa energetica, per uscire dalle fonti fossili".

I promotori dell’iniziativa, tra cui ci sono il Comitato SI’ alle Rinnovabili NO al nucleare, Ecologisti Democratici, Fare Verde, Federconsumatori, Greenpeace, Kyoto Club, Legambiente, Lipu, Movimento difesa del cittadino, Slow Food Italia, spiegano che la centrale di Porto Tolle non ha alcun senso: l’Enel vuole convertire una centrale a olio combustibile in una centrale a carbone, nel mezzo del parco del Delta del Po, che in un solo anno emetterebbe 10 milioni di tonnellate di CO2 (4 volte le emissioni di Milano), 2800 tonnellate di ossidi di azoto (come 3.5 milioni di auto), 3700 tonnellate di ossidi di zolfo (più di tutti i veicoli in Italia), richiedendo lo smaltimento di milioni di tonnellate di gessi e altre sostanze. I dati di rilevazione e le epidemiologie mostrano che l’inquinamento e i danni sanitari si estenderebbero per buona parte della Pianura Padana. Questa scelta, oltre ad essere dannosa alla salute dell’ambiente e dei cittadini, è insensata visto che l’Italia ha già una potenza istallata quasi doppia rispetto al picco della domanda, al punto che i produttori di energia elettrica lamentano che gli impianti vengono oggi usati per un terzo della loro potenzialità.

"Il ricatto occupazionale di Enel, dunque, va rifiutato da tutti con dignità e fermezza, perché oggi più che ieri il futuro è nell’economia sostenibile per l’ambiente e la salute, tanto più che, sul piano occupazionale, la bonifica dell’area ed una sua riconversione verso impianti e produzioni nel settore delle energie rinnovabili pulite darebbero lavoro stabile e sicuro ad un maggior numero di persone". Per aderire all’iniziativa scrivere a: segreteria@fermiamoilcarbone.it

Comments are closed.