Anatocismo, AACC: difendere diritti dei cittadini

Il Tribunale Ordinario di Benevento ha promosso d’ufficio questione di legittimità costituzionale della norma che di fatto, attraverso il Milleproroghe, ha reintrodotto l’anatocismo: il provvedimento è di pochi giorni fa e contesta la violazione degli articoli 3, 24, 41, 47 e 102 della Costituzione. Si annuncia come uno dei tanti ricorsi alla Corte Costituzionale che saranno promossi nei confronti del provvedimento, ampiamente contestato dalle associazioni dei consumatori e oggetto oggi di un convegno sul tema "Anatocismo, usura, risparmio tradito: quale tutela?" organizzato a Roma da Adusbef e Federconsumatori alla presenza di diversi rappresentanti istituzionali, fra i quali il presidente dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro, il presidente di IdV alla Camera Massimo Donadi e il presidente IdV al Senato Felice Belisario, il senatore del Partito democratico Giovanni Legnini, esperti delle consulte legali di Adusbef e Federconsumatori insieme ai due presidenti Elio Lannutti e Rosario Trefiletti. Ha detto Di Pietro: "La questione dell’anatocismo non è questione da poco. Alla fine ci rimette sempre l’anello più debole della catena".

Un passo indietro per riepilogare lo stato dell’arte. Con l’approvazione in Parlamento degli emendamenti introdotti dal Governo al Milleproroghe, è stata introdotta una norma in virtù della quale la prescrizione decennale per far valere il diritto del correntista ad ottenere la restituzione di quanto indebitamente corrisposto alla banca decorre dal giorno dell’annotazione dell’operazione stessa e non dalla data di chiusura del conto, come, invece, aveva ribadito la Corte di Cassazione a Sezioni Unite con una recentissima sentenza del 2 dicembre 2010, nella quale veniva invece stabilito che i correntisti hanno diritto a ottenere la restituzione delle somme trattenute dalle banche per interessi illegittimamente addebitati sul conto corrente a titolo di anatocismo, dalla data di apertura del conto e per tutta la durata dello stesso, mentre la prescrizione decennale per chiedere la restituzione decorre dalla chiusura del conto.

Atto primo. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione stabiliscono dunque questo: "Se, dopo la conclusione di un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, il correntista agisce per far dichiarare la nullità della clausola che prevede la corresponsione di interessi anatocistici e per la ripetizione di quanto pagato indebitamente a questo titolo, il termine di prescrizione decennale cui tale azione di ripetizione è soggetta decorre, qualora i versamenti eseguiti dal correntista in pendenza del rapporto abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, dalla data in cui è stato estinto il saldo di chiusura del conto in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati".

Atto secondo. Con il Milleproroghe, si inserisce un articolo che recita: "In ordine alle operazioni bancarie regolate in conto corrente l’art. 2935 del codice civile si interpreta nel senso che la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall’annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell’annotazione stessa. In ogni caso non si fa luogo alla restituzioni di importi già versati alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge".

Le associazioni dei consumatori non ci stanno, e il convegno di oggi lo ribadisce. Esordisce il presidente Adusbef Elio Lannutti: "Avevamo organizzato questo convegno molto tempo prima che venisse approvato il Milleproroghe, la pietra tombale sui diritti dei consumatori. Il Governo fa il maggiordomo dei banchieri. Un altro colpo, che abbiamo sventato, era l’attacco alla legge antiusura: avevano inserito un codicillo per cominciare a smantellare i tassi soglia. Siamo intervenuti come IdV, è intervenuto il Pd, e il provvedimento è stato revocato".

La genesi del Milleproroghe è stata sintetizzata da Legnini: di fronte a un provvedimento diventato "monstre", "come opposizioni avevamo di fronte due vie: prendere atto dell’impossibilità di esaminare una mole così imponente di proposte emendative o discutere nel merito delle singole norme purché il testo fosse quello oggetto di discussione in Aula. Chiuso il lavoro delle Commissioni – ha detto il senatore – il Governo ha chiesto di introdurre alcune norme in deroga all’accordo raggiunto, fra cui il pacchetto delle banche". Sventata la norma sull’elevamento del tasso soglia d’usura, è rimasta quella dell’anatocismo. "La norma comprime i diritti dei correntisti per arginare una falla sui bilanci della banche italiane: questi sono i termini del problema", ha detto Legnini, sottolineando gli inevitabili problemi che il provvedimento porterà in relazione alla legittimità costituzionale e alla pronuncia della Cassazione e ribadendo: "Il conflitto fra banche e consumatori non può risolversi tutto a danno dei consumatori".

Banche e consumatori: un rapporto che secondo Rosario Trefiletti va chiarito. "Nel nostro paese – ha detto il presidente Federconsumatori – si deve fare chiarezza nei rapporti fra sistema bancario e cittadini. Ricordiamo i casi dei bond Parmalat, Argentina, i mutui usurari. Le banche continuano ad avere amici in Paradiso e a operare nel rapporto con i cittadini in maniera incredibile. L’ultimo caso: per andare a ritirare i propri soldi agli sportelli bancari bisogna pagare una gabella da uno a tre euro. Sono cose insopportabili per i cittadini".

All’incontro è intervenuto il presidente IdV Antonio Di Pietro. Sostiene Di Pietro: "Non c’è una politica a difesa delle fasce più deboli e dei singoli cittadini, perché coloro che fanno politica oggi sono espressione dei poteri forti. Gli eletti in Parlamento sono nominati da cinque persone. Il movimento dei consumatori rappresenta interessi diffusi di una miriade di anelli deboli che possono essere più forti se associati". Di Pietro ha ribadito "la volontà dell’IdV di portare avanti la difesa dei soggetti più deboli". Anatocismo compreso.

 

di Sabrina Bergamini

Comments are closed.