Anna Bartolini ancora rappresentante italiana in Europa. L’intervista di HC

Lo scorso 13 ottobre Anna Bartolini è stata riconfermata rappresentante italiana al Gruppo Europeo Consultivo dei Consumatori (Eccg). In occasione della sua nomina, Help Consumatori l’ha intervistata parlando della sua attività nel Gruppo e delle problematiche più recenti in tema di sicurezza alimentare.

D. Pochi giorni fa lei è stata riconfermata rappresentante italiana al Gruppo Europeo Consultivo dei Consumatori (Eccg). In questi tre anni di lavoro, quali sono stati gli ostacoli che il Gruppo ha dovuto affrontare? E quali i successi?

R. Sono ormai dieci anni che lavoro nel Eccg ed in questo periodo di tempo il Gruppo ha acquisito sempre più importanza. Siamo continuamente chiamati in causa: tutte le questioni nel settore della tutela dei consumatori a livello comunitario sono a noi sottoposte. Le riunioni del Gruppo hanno in media all’ordine del giorno una decina di temi sui quali noi esprimiamo pareri. Le tematiche più importanti di questo triennio hanno riguardato la sicurezza dei prodotti e la sicurezza dei prodotti soprattutto per quel che riguarda le segnalazione del sistema di allerta rapido. Altro importante aspetto affrontato è il tema del credito al consumo e del sovraindebitamento: la direttiva in materia è continuamente sottoposta a revisioni, per le quali il Gruppo viene chiamato ad esprimersi. I servizi di interesse generale è un altro tema su cui ci esprimiamo: dal trasporto aereo a quello ferroviario e pubblico locale, dall’acqua al gas all’energia. I nostri pareri hanno una grande importanza perché spesso partecipano al tavolo funzionari delle altre Direzioni che chiedono a noi pareri, ad esempio sulla legislazione dell’E-Commerce. Esistono delle società, come E-bay, dove ci sono ancora tanti problemi da risolvere perché tante regole che non vengono rispettate. Altro tema importante trattato è stato il problema della multiproprietà: non si trovano soluzioni adeguate quando si acquistano multiproprietà fuori dall’Unione Europea a causa della difficoltà di far applicare all’estero il principio del domicilio del consumatore.

D. Consumatori fuori da CESE (Comitato Economico e Sociale Europeo) e fuori dall’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), sono notizie di poco tempo fa. Secondo lei, è in atto una crisi della rappresentanza dei consumatori a livello italiano ed europeo?

R. Parlerei piuttosto di una crisi di crescita. In Francia sono stati i sindacati che hanno lasciato un posto ai consumatori. In Italia c’è stato un errore delle associazioni che non si sono accordate con le rappresentanze sindacali sulla necessità che i consumatori siano stati presenti nel CESE. Per quanto riguarda l’EFSA, non è stato mai chiesto alle associazioni un incontro. L’esclusione dei consumatori dal Consiglio di Amministrazione dell’Autorità è stata una mossa inpolitica. Non c’è motivo per cui l’Efsa non avrebbe dovuto chiedere un confronto con il CNCU (Consiglio Nazionale dei Consumatori e Utenti) o con le associazioni, almeno per capire quale poteva essere la presenza di una associazione italiana a rappresentarle.

D. Parlando di sicurezza alimentare: il riso geneticamente modificato statunitense ha invaso i mercati europei ed ha minacciato quelli italiani. Cosa non ha funzionato in ambito Ue a livello di controlli?

R. Il problema non è il funzionamento dei controlli in Europa. Oggi ci sono delle maglie larghe nel commercio di prodotti. Nel caso della carne di animali clonate, ci sono state delle ribellioni negli Stati Uniti. Ma è possibile che questo tipo di prodotto entri nella catena alimentare. Non c’è dubbio che i controlli debbano essere più stretti, e forse anche a livello nazionale.

D. In merito al caso delle bufale dopate nel Casertano, quale la sua opinione sulla possibilità di pubblicare i nomi degli allevamenti incriminati?

R. I Nas hanno fatto un ottimo lavoro, ma non si può sequestrare un materiale così importante (la mozzarella di bufala campana è anche una Dop) e non pubblicare i nomi. Si tratta di una posizione equivoca da parte degli organismi di controllo. Ritengo che le associazioni debbano protestare presso il Ministero della Salute, perché i consumatori così non sanno come difendersi e non comprano più nulla.

D. Continua l’allarme obesità, soprattutto per i più piccoli. Dal Ministero della Salute al Ministro per le Politiche giovanili giungono proposte e iniziative, come la deduzione delle spese della palestra. Si potrebbe fare di più a livello istituzionale?

R. Sì, si può fare di più. Ci stiamo battendo da anni affinché l’educazione alimentare entri a scuola sin dalle elementari. E’ inutile dire all’industria alimentare di produrre merendine meno caloriche. E’ necessario un piano strategico tra Ministero della Salute, le aziende, le Asl, la scuola e le associazioni dei consumatori per un progetto in cui si attuino cose concrete. Bisogna evitare di imporre norme dall’alto che poi non arrivano al cittadino. In molti paesi del Nord Europa piani sull’obesità sono stati concordati tra salute, consumatori, industria ed educazione. La scuola deve far arrivare l’informazione nella famiglia. In particolare, l’educazione alimentare è già materia scolastica in paesi come Olanda, Svezia, Norvegia e Finlandia. Le facoltà di scienze dell’alimentazione italiane hanno a disposizione persone che potrebbero tenere dei corsi agli insegnanti per trasmettere i concetti base, le linee guida di una corretta alimentazione. In Italia esistono delle Linee Guida sulla corretta alimentazione pubblicate in milioni di copie e che giacciono nei depositi del Ministero della Salute.

a cura di Silvia Biasotto

 

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