Antitrust: servono “dosi massicce di concorrenza”

L’Italia non può più permettersi di "pagare il prezzo di politiche anticompetitive". Bisogna "iniettare nel sistema dosi massicce di concorrenza" e per farlo serve andare avanti sulla strada delle liberalizzazioni. È quanto detto oggi dal presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato Antonio Catricalà durante la presentazione della Relazione annuale. Il presidente ha ricordato come sin dallo scorso febbraio una segnalazione Antitrust abbia elencato gli interventi necessari a fronte dei quali però il disegno governativo ancora non è stato presentato. "Accogliamo con favore – ha detto Catricalà – le recenti dichiarazioni del Governo sulla volontà di aprire una nuova stagione di liberalizzazioni. Ben vengano le riforme costituzionali utili al fine. Condividiamo la necessità di anticiparne gli effetti con legge ordinaria, che garantisca a chiunque il diritto di intraprendere senza oneri burocratici. C’è anche l’urgenza di consentire alle nuove imprese e a quelle già esistenti di crescere e produrre ricchezza. Va quindi riformato il contesto di mercato oggi ostile al pieno esercizio dell’iniziativa economica. Lo strumento c’è, le idee non mancano, occorre tradurle senza ulteriore indugio in norme e fatti concreti". In sintesi, agire subito sul fronte delle liberalizzazioni.

Storicamente, infatti, "il processo di liberalizzazione è stato altalenante e contraddittorio: in alcuni settori si sono ottenuti risultati significativi; in altri si sono incontrati gravi ostacoli. Nel complesso l’opinione pubblica non sempre ha avuto modo di percepire i benefici delle riforme. Il mercato – ha detto Catricalà – non ha tardato a presentare il conto". Infatti "i costi degli input produttivi sono più alti della media europea: 28% in più per l’energia elettrica, 6% in più per i fidi, 100% per la responsabilità civile automobilistica. L’adeguamento dei costi a quelli dei nostri vicini darà respiro alla grande industria e ai distretti; consentirà prezzi più bassi; renderà probabile l’aumento dei consumi delle famiglie. Perché ciò accada – ha sottolineato Catricalà – è necessario iniettare nel sistema dosi massicce di concorrenza".

Sul versante della tutela della concorrenza, l’Autorità ha concluso 12 procedimenti istruttori per intese illecite: fra queste, sei i casi nei quali sono state accertate infrazioni e irrogate sanzioni per quasi 50 milioni di euro. Sul fronte della tutela del consumatore, sono stati conclusi 355 procedimenti dei quali 315 con accertamento di violazioni. Le sanzioni sono state di oltre 40 milioni di euro. Altri 92 procedimenti si sono conclusi con moral suasion. L’Antitrust riconosce che "i consumatori sono più consapevoli dei loro diritti" e che le istruttorie spesso sono stimolate dalle stesse associazioni di consumatori.

I settori di maggiore intervento nella tutela dei consumatori sono comunicazioni e servizi creditizi e finanziari. Catricalà si è soffermato sulle banche e sulla vicenda delle commissioni di massimo scoperto: "Episodi come quello delle commissioni di massimo scoperto, abolite per legge ma sostituite dalle banche con oneri, certamente legali, ma più gravosi, non contribuiscono al recupero della fiducia dei risparmiatori – ha sottolineato il presidente Antitrust – Anche il collocamento di carte di credito revolving in luogo dei prestiti tradizionali è indicativo di un’attenzione rivolta solo alla redditività dell’impresa e non anche all’interesse della clientela".

Catricalà ha ricordato le sanzioni per la mancanza di prodotti civetta pubblicizzati, gli interventi contro la pubblicità ingannevole di alimentari e cosmetici, le condotte che non rispettano la garanzia dei prodotti – con un elemento positivo: "Dopo aver sanzionato alcune imprese, finalmente troviamo collaborazione nelle catene distributive dei prodotti di elettronica e di elettrodomestici che si stanno impegnando a cambiare atteggiamento" – ricordando però che "nel corso del 2009 si è registrato un ulteriore aumento delle pubblicità occulte. Spiace dover costatare che in questa pratica sono caduti anche operatori di rilievo quali le due maggiori emittenti televisive generaliste".

Un intero capitolo è dedicato allo stato della concorrenza nei singoli mercati, fra i quali il settore dell’energia, che "richiede il potenziamento delle strutture di interconnessione alla rete"; le norme sullo stoccaggio del gas; il ritardo nello sviluppo della banda larga; i servizi pubblici locali. Sul versante banche, Catricalà ha riconosciuto che "le banche italiane si sono dimostrate più solide di quelle di altri Paesi. Tuttavia, all’indubbia qualità si associa una perdurante debolezza degli stimoli competitivi". A questo si aggiunge lo stato della domanda, "caratterizzata da scarsa mobilità della clientela e da intollerabili squilibri, accentuati dall’asimmetria informativa, nei rapporti contrattuali con i consumatori e con le piccole imprese". Interessante anche l’analisi sul versante della sanità, oggetto di una indagine conoscitiva da parte dell’Autorità: "Le nostre istruttorie – ha detto Catricalà – hanno dimostrato l’esistenza di contesti collusivi, causa di oneri impropri a carico della collettività. La sanità non può essere considerata l’albero della cuccagna. È opportuna la generalizzazione degli acquisti centralizzati per uniformare e razionalizzare la spesa in prodotti sanitari. D’altra parte i ritardi delle amministrazioni nei pagamenti minacciano il buon funzionamento delle società fornitrici e rischiano di riflettersi in negativo sulla tutela della salute".

 

di Sabrina Bergamini

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