Antonio Lirosi racconta i retroscena delle liberalizzazioni

A distanza di tre anni dalla prima lenzuolata del Ministro Pier Luigi Bersani L’Assedio racconta i retroscena politici che hanno accompagnato i due pacchetti di liberalizzazioni varati dal Governo Prodi. Le voci narranti sono il giornalista Enrico Cinotti de "Il Salvagente" e l’ex consigliere dell’allora Ministro Bersani e attuale dirigente al Ministero dello Sviluppo Economico Antonio Lirosi. Ed è proprio con Antonio Lirosi che Help Consumatori ha voluto approfondire l’argomento.

Liberalizzazioni, qual è il loro stato attuale? Quali sono quelle che risultano più riuscite e quali invece sono più a rischio di arretramento?

Nel libro L’Assedio vengono prese in esame soltanto le norme delle lenzuolate che non sono solo liberalizzazioni; ci sono norme di semplificazione, di trasparenza, di promozione della concorrenza. Le norme che hanno prodotto gli effetti più significativi e sui quali – almeno credo – non si potrà più tornare indietro perché sono entrati nella prassi quotidiana dei rapporti tra imprese e consumatori sono quelle che riguardano l’eliminazione dei costi di chiusura dei conti correnti bancari, l’eliminazione delle penali nei contratti di mutuo per la prima casa, l’eliminazione del ricorso al notaio per la cancellazione dell’ipoteca immobiliare, la possibilità di autenticare la firma per i passaggi di proprietà degli autoveicoli nelle agenzie di pratiche automobilistiche fino all’eliminazione dei costi di ricarica per la telefonia mobile. Tutto questo ha prodotto risultati traducibili in risparmi per i consumatori pari ad alcuni miliardi di euro e questo mi pare che sia già tutto acquisito. Sull’attuale questione della vendita dei medicinali da banco ritengo che l’esperienza delle 3mila parafarmacie, nate dalla norma di liberalizzazione e che hanno dato lavoro a circa 5mila giovani laureati in farmacia, abbia poi portato benefici evidenti anche dal lato dei prezzi per i consumatori. Credo che quest’esperienza, al di là di quello che prevedono alcune iniziative parlamentari, sarà difficilmente cancellabile. D’altronde le parafarmacie hanno eroso una quota di mercato assolutamente marginale al settore delle farmacie tradizionali; caso mai andrebbero consolidate. Sarà difficile cancellare una liberalizzazione che ha prodotto occupazione, risparmi e nuova imprenditorialità; si pagherebbe un prezzo politico molto alto.

Cosa prevedeva il terzo pacchetto di liberalizzazioni licenziato dalla Camera il 13 giugno 2007 e morto in Senato?

La terza lenzuolata che si è arenata in Senato per le difficoltà politiche di quella maggioranza e per la fine anticipata della legislatura, conteneva una sessantina di norme di vario tipo. Quelle più significative riguardavano la distribuzione dei carburanti, l’eliminazione della commissione del massimo scoperto, la trasparenza delle tariffe marittime, la previsione di una legge annuale sulla concorrenza; tutte queste norme sono state poi sostanzialmente riprese dall’attuale governo e sono diventate legge. Inoltre il terzo pacchetto prevedeva una semplificazione del ruolo degli agenti immobiliari e la liberalizzazione della vendita dei medicinali di fascia C, quelli non a carico del SSN. Già nel passaggio alla Camera si era invece persa una piccola "rivoluzione" per ridurre gli adempimenti all’automobilista: l’eliminazione del Pubblico registro automobilistico che veniva unificato al registro della motorizzazione. Ma in Parlamento, all’epoca, altre riforme varate dal Governo Prodi si erano arenate. Ricordo la riforma delle libere professioni che a mio avviso rimane la riforma delle riforme, con una moderna rivisitazione del ruolo e della composizione degli ordini professionali e il riconoscimento delle professioni non regolamentate. Ciò al fine di favorire l’accesso alle professioni ai giovani, di rendere più dignitoso il praticantato e di avere organismi di vigilanza che rispondano ad interessi generali e non soltanto a quelli corporativi della categoria.

Nel libro si racconta che molte liberalizzazioni sono state suggerite dalle Associazioni dei consumatori. C’è stato davvero un rapporto di collaborazione tra il gruppo di Bersani e le Associazioni dei consumatori? Se la sentirebbe di auspicare un ruolo politico più attivo di questi soggetti?

Il Ministro Bersani ha instaurato sin dalla sua prima esperienza come Ministro dell’Industria un rapporto di confronto con le Associazioni e di dialogo istituzionale tra i vari soggetti in campo, tanto da promuovere, sotto la sua guida, la Legge 281 del 1998. Ricordo che a febbraio del 1999 Bersani prese parte alla manifestazione di insediamento del Cncu, con i vertici delle associazioni imprenditoriali. Bersani ha sempre riconosciuto e valorizzato il ruolo della Associazioni dei consumatori come parte sociale. Quello fu il seme e di conseguenza Bersani, sia quando è stato a capo del Dipartimento economico dei DS sia quando è ritornato a fare il Ministro, ha sempre mantenuto questa impostazione. Nel libro si racconta come l’elaborazione culturale del ruolo del cittadino-consumatore sia stata portata avanti da lui con una serie di convegni di partito sui temi del consumerismo. In quella sede le Associazioni portarono le istanze che poi Bersani raccolse e trasformò in proposte normative.

Forse nelle 281 pagine del programma dell’Unione sarebbe stato meglio esplicitare di più il binomio cittadino-consumatore?

In quelle pagine erano più o meno accennate tutte le proposte. Erano previste le liberalizzazioni dei servizi pubblici locali, la class action, le norme per promuovere la concorrenza nei settori della distribuzione dei carburanti, del commercio e del trasporto. Il progetto dei DS, quale "contributo al programma" dell’Unione era stato molto più esplicito ma le liberalizzazioni erano parte del programma dell’Unione. La parola liberalizzazione era stata inserita proprio perché non era più considerata un tabù ideologico dalla sinistra radicale; si era affermata l’idea che liberalizzare con delle regole intorno alla figura del cittadino-consumatore era una politica di equità sociale e di modernizzazione del sistema economico che quell’esperienza di Governo poteva portare avanti.

Ad intralciare il percorso delle liberalizzazioni è stata più la pressione di alcune categorie che si sentivano minacciate o la mancata coesione della maggioranza?

Intanto va detto che le pressioni di quel periodo in due casi su tre furono superate perché quella maggioranza di Governo, pur contando su pochi numeri, si riuscì a portare a termine due decreti legge con all’interno circa trenta misure di liberalizzazione e semplificazione. Quindi in due casi su tre non si è persa la battaglia con le lobby. Però man mano che veniva meno la coesione politica della maggioranza che sosteneva il Governo Prodi, le iniziative legislative incontravano più difficoltà. E le lobby riuscivano a trovare sponda anche in esponenti dell’Unione e del Centro Sinistra. Quindi la terza lenzuolata e le riforme che vanno dai servizi pubblici locali a quella delle libere professioni si sono così definitivamente arenate.

Nel libro, soprattutto quando si racconta il "lavoro silenzioso" che ha portato all’approvazione del primo pacchetto nel Consiglio dei Ministri del 30 giugno 2006, si parla esplicitamente di una volontà di non creare l’effetto annuncio che avrebbe prodotto soltanto polemiche. Oggi crede che sia stato giusto agire così?

Il metodo ovviamente è criticabile perché si è proceduto senza concertazione e senza confronto, ma alla fine per come è andata era l’unico metodo possibile per attuare alcune misure che creano subito, già dall’annuncio, resistenza al cambiamento. E poiché in Italia le resistenze al cambiamento si manifestano subito e si attrezzano per incidere sulle decisioni perché l’azione di lobby è organizzata e forte, mentre viceversa la platea dei soggetti beneficiari al cambiamento non ha la forza di intervenire e di faresi sentire, ecco che occorre prima decidere e poi annunciare. Dunque alla luce di com’è andata ritengo che quell’impostazione di Prodi e Bersani sia stata efficace.

Se le cose non fossero andate così per il Governo, ci sarebbe stato anche un quarto pacchetto di liberalizzazioni?

Da quello che ho potuto verificare dal mio modesto angolo di visuale, vi era una netta volontà del Presidente Prodi e del Ministro Bersani di essere coerenti col programma e di portare quelle innovazioni per la modernizzazione del sistema economico. E’ chiaro che alla fine i nodi politici sono arrivati al pettine, con una coalizione frastagliata di undici partiti che andava dall’UDEUR a Rifondazione comunista, che assumevano spesso posizioni contrastanti.

di Antonella Giordano

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