Arriva il primo Beauty Report

Il 20 maggio verrà presentato presso la Camera dei Deputati il primo Beauty Report, il Rapporto nazionale sul settore della cosmetica promosso da Unipro, l’Associazione Italiana delle Imprese Cosmetiche. Per la prima volta, oltre ai numeri che descrivono un settore in costante crescita, si prendono in considerazione anche le caratteristiche qualitative della cosmetica italiana. Da un lato le aziende e dall’altro i consumatori, due attori della filiera che si influenzano a vicenda: il produttore in continua ricerca di formule efficaci per soddisfare un consumatore che si fa sempre più esigente verso il cosmetico, che è diventato parte integrante del suo stile di vita. Un dato oggettivo è sicuramente il fatto che il settore della cosmetica è un settore stabile, che resiste alla crisi, perché ha nel rapporto con il consumatore un elemento centrale della sua forza.

Help Consumatori ha chiesto qualcosa in più sullo stato del settore al Presidente di Unipro, Fabio Franchina.

Perché avete deciso di pubblicare il Beauty Report?

Il Beauty Report è l’elemento centrale di un progetto che punta allo sviluppo di una reputazione del cosmetico. Ci siamo resi conto che nonostante il nostro sia un settore forte, importante e fondamentale per la vita di tutti i consumatori, gode ancora di una reputazione non adeguata. Allora abbiamo deciso di fare un passo avanti cominciando con la pubblicazione di questo Rapporto, che fotografa il settore non soltanto da un punto di vista quantitativo, ma soprattutto qualitativo. Come tutte le associazioni di categoria, tutti gli anni analizziamo i numeri, ma la cosa che non avevamo mai fatto era quella di mettere in luce le caratteristiche più profonde del settore.

I dati economici dimostrano che il settore della bellezza tiene anche in un periodo di crisi generale. Come ve lo spiegate?

In termini tecnici il settore è anelastico e anticiclico. In effetti con il mutare delle situazioni di mercato i consumi non mutano; paradossalmente neanche con il boom economico il settore è cresciuto a doppia cifra, ma ha sempre mantenuto un andamento costante in termini di crescita. Il motivo è che il cosmetico ormai si è trasformato da bene voluttuario a bene necessario e quotidiano, per cui nessuno fa più a meno dei cosmetici. Quando parliamo dei cosmetici non pensiamo soltanto a prodotti sofisticati per la pelle o per i capelli, ma pensiamo banalmente al sapone e al dentifricio e a tutta una serie di elementi che fanno ormai parte della nostra vita. Se da un lato il farmaco ha allungato la vita, il cosmetico molto spesso l’ha resa più bella.

Cosa è cambiato in questi anni nella tipologia del vostro cliente tipo?

Il consumatore, così come è successo per tutti i beni di consumo, anche per il cosmetico è diventato un consumatore più sofisticato, più attento, che ricerca una serie di prodotti mirati e specifici. Negli ultimi anni abbiamo visto la crescita di prodotti che fino a qualche anno fa erano impensabili: dalle categorie di prodotti specifici per uomo, a tutta una serie di trattamenti mirati. Prima si usava solo la crema per il viso, oggi ci sono creme specifiche per specifiche zone del viso, con livelli di idratazione diversi. Dunque anche il consumatore che si rivolge al cosmetico vuole una risposta specifica, fatta quasi su misura.

Qual è il rapporto con il consumatore e quali attenzioni avete nel soddisfarne le aspettative?

Il consumatore per noi è fondamentale. Noi abbiamo una grande fortuna, perché il nostro è un settore molto vicino al consumatore e questo tipo di influenza aiuta moltissimo la crescita e l’innovazione da parte delle aziende. Il consumatore rimane centrale, tutto gira intorno alle sue esigenze. Il nostro obiettivo è quello di continuare a migliorare l’efficacia e le peculiarità specifiche dei prodotti, dando allo stesso tempo sempre nuovi stimoli ed elementi che possono rendere i consumatori sempre più contenti di usare questi prodotti. Facendo un esempio concreto: oggi ci sono canali distributivi che fino a qualche anno fa erano oggettivamente lontani dal cosmetico. In primis la farmacia, dove prima ci si recava per comprare un prodotto etico; oggi la farmacia vende anche cosmetici, anzi la vendita dei cosmetici attraverso questo canale distributivo ha raggiunto il valore di un miliardo e mezzo. Le farmacie hanno cambiato il loro approccio nei confronti del consumatore e oggi offrono una vendita assistita e di qualità e alcuni prodotti, come i cosmetici per il corpo, si vendono di più proprio in farmacia. Innegabilmente il consumatore cerca qualcosa di più oltre al prodotto nudo e crudo; ha bisogno di una consulenza e la farmacia riveste questo tipo di ruolo. Così come dall’altra parte la grande distribuzione è diventata punto di riferimento per qualunque tipo di acquisto per cui anche lì il livello di sofisticazione della proposta ha portato ad avere un aumento dei prodotti per accontentare un pubblico sempre più esigente.

Il settore della cosmesi spesso è sotto attacco per accuse di pubblicità ingannevole (cellulite, rughe, perdita di peso, calvizie…): come affrontate questo problema?

Da questo punto di vista c’è un approccio europeo che si sta finalmente delineando. Innegabilmente la ricerca sempre più avanzata (non dimentichiamo che soltanto in Italia vengono spesi quasi 500 milioni l’anno in ricerca sui cosmetici) porta alla scoperta di nuovi principi attivi e nuovi elementi che possono dare performance e risultati di grande qualità, che spesso gli uffici marketing mettono in risalto in maniera non molto comprensibile e come tale condannabile. La ricerca spasmodica di dare sempre maggiore qualità pone anche chi si occupa di comunicazione a mettere a volte in evidenza le caratteristiche del prodotto in maniera esasperata. Credo che a nessuno possa venire in mente che l’applicazione di una crema possa risolvere in modo definitiva il cedimento di una parte del corpo o che l’applicazione di un trattamento per capelli possa far ricrescere chiome folte su teste completamente calve. Non dimentichiamo inoltre che dopo il farmaco il cosmetico è probabilmente la categoria di prodotti più normata che ci sia. E noi, al di là delle norme, abbiamo un grande vantaggio, che va a favore soprattutto del consumatore: la responsabilità specifica del produttore. Le aziende devono essere la garanzia vera rispetto a quello che affermano, dunque se un produttore afferma che il proprio prodotto ha un certo tipo di qualità deve essere in grado di dimostrarlo.

Che rapporti avete con le Associazioni consumatori e cosa vi proponete per il futuro?

Per molto tempo i rapporti con le Associazioni dei consumatori sono state molto contenute; spesso i rapporti con le AACC si scatenano di fronte a dei problemi e fortunatamente noi non abbiamo mai avuto grandi problemi. Oggi si tratta invece di cominciare a svolgere insieme alle AACC una serie di iniziative in modo più congiunto. Il nostro è un settore in cui il rapporto con il consumatore è costante e continuo, di conseguenza le AACC nel momento in cui hanno l’obiettivo di portare qualcosa di utile al consumatore non possono che vedere nel nostro settore un partner ideale e pronto a confrontarsi su qualunque cosa. Nel tempo è cambiato il coinvolgimento degli stakholder cui ci rivolgiamo e questo è un segnale positivo, perché un confronti intelligente può portare soltanto benefici.

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