Associazioni “garantite” dai fondi pubblici? Cittadinanzattiva scrive a Il Sole 24ore

Difesa dei consumatori. Le risorse per la realizzazione dei progetti, che rappresentano il 70% dei bilanci, arrivano soprattutto da Europa, Stato ed enti locali. Associazioni"garantite"dai fondi pubblici. Così inizia l’articolo de Il Sole 24 ore, Del Lunedì 12 febbraio scorso, di Domenico Lusi e Andrea Marini che spinge Cittadinanzattiva, una delle maggiori associazioni di consumatori presenti nel CNCU, a scrivere una lettera al quotidiano che smente il dato riportato, relativo ai proventi da tesseramento come pari a zero.

Riportiamo di seguito il testo integrale della lettera del Segretario generale dell’associazione, Teresa Petrangolini, al direttore responsabile del quotidiano, Ferruccio De Bortoli:

"Egregio direttore,
le scrivo in merito all’indagine pubblicata sul quotidiano da lei diretto oggi, 12 febbraio 2007, a pagina 11, dal titolo Associazioni "garantite" dai fondi pubblici che abbiamo trovato molto interessante. Mi complimento per la vostra ricorrente attenzione ale politiche e alle attività delle associazioni dei cittadini. Mi corre però l’obbligo di precisare alcune cose, per dovere di chiarezza verso il suo giornale, i lettori e tutti i nostri attivisti. In particolare, si parla di fondi pubblici senza citare il che gran parte di essi non lo sono, essendo invece quote derivanti dalle multe pagate delle Aziende per la violazione delle norme sull’antitrust, e come tali comminate dalle rispettive Authority. E’ da notare che un’altra quota consistente di tali fondi (in realtà non pubblici) sono stati destinati , negli anni alle Regioni. Nel 2006 ciò è accaduto in misura ben maggiore che per le Associazioni dei consumatori: 14 milioni alle Regioni contro i 5 milioni di euro per il totale delle 16 Associazioni riconosciute a livello nazionale. Desideriamo comunque chiederle di precisare con urgenza il dato relativo a Cittadinanzattiva da voi pubblicato sui proventi da tesseramento, riportato come pari a 0 (zero) e la dichiarazione ad essa collegata che "Per aderire a Cittadinanzattiva, per esempio, basta compilare senza alcuna spesa la scheda di adesione on line sul sito dell’associazione". Non è così. Anzitutto, anche nel sito è esplicitato che si debba versare una quota, ed è possibile scegliere se iscriversi ad una realtà territoriale o al nazionale, oltre a varie forme di pagamento possibili.

Gli aderenti al Movimento, in base alle decisioni assunte dai nostri Organi statutari, versano una donazione o un libero contributo che varia tra i 5 e i 30 euro annui, e che viene interamente gestito e utilizzato dalle nostre strutture locali e non da quella nazionale. A questo, si aggiunge la possibilità di aderire direttamente alla sede nazionale, con delle quote simili, ma, viste le premesse, il numero degli iscritti, e quindi contributori del territorio, è ovviamente maggiore. Il dato complessivo riferibile alla sede nazionale di Cittadinanzattva per l’anno 2005, tratto dal nostro bilancio consuntivo e pubblicato a pagina 114 del nostro Bilancio Sociale, nonché consegnato anche al giornalista Andrea Marini (il 19 gennaio a mezzo pony) reso pubblico anche sul nostro sito www.cittadinanzattiva.it e che alleghiamo è di 191.575,69 euro di entrate registrate sotto la voce autofinanziamento. Nel contesto di questo importo, rientrano quote e contributi liberi di adesione pari a 21.657,44 euro per il solo 2005 come regolarmente dichiarato al Ministero dello Sviluppo economico. Ad esso va però aggiuntoun importo ben superiore da noi però non direttamente quantificabile nel bilancio nazionale (proprio alla luce della gestione territoriale e della nostra struttura federalista) per le quotedi adesione direttamente gestite e utilizzate dalle oltre 250 assemblee territoriali della cittadinanza attiva. Ben altro quindi rispetto allo zero riportato nell’articolo. Inoltre sarebbe stato per noi possibile fornire, ove sollecitati, almeno una stima delle quote raccolte dalle nostre realtà territoriali.

Ci permettiamo di segnalare inoltre che chi aderisce al Movimento lo fa anche per svolgere concrete attività di tutela. Già questo è per noi un immenso capitale immateriale che non dovrebbe essere sottaciuto così come, immaginiamo, per molte altre associazioni civiche nel nostro Paese. Mi permetto per concludere una ultima sottolineatura. Il nostro Movimento non si limita alla sola tutela dei consumatori; agisce in settori quali sanità (Tribunale per i diritti del malato), la sicurezza scolastica, la giustizia e il suo funzionamento, la promozione della cittadinanza europea, la riforma della politica, la partecipazione democratica, la lotta alla corruzione e molto altro. Quindi, solo una parte del Bilancio si riferisce ad attività direttamente riconducibili alle politiche dei consumatori".

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