Aviaria, Oms e Commissione Ue: “Stati all’erta per prevenire la pandemia”

Il rischio di un’ epidemia mondiale di influenza (pandemia influenzale), proveniente dalla trasmissione di una variante del virus dei polli, ha messo in allarme molti Stati che si stanno già attrezzando alla nefasta eventualità con piani d’emergenza, sulla base degli studi e delle previsioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità.

Secondo uno studio dell’Oms, che considera questi dati fortemente realistici, in caso di pericolo le visite mediche potrebbero arrivare a 100 milioni, i ricoveri a più di 25 milioni, mentre milioni di persone potrebbero morire. Agli Stati spetta il compito di limitare l’impatto sanitario ed economico della malattia, coordinati dall’Oms e dalla Commissione europea, che hanno riunito il 2 e 3 marzo scorsi i 56 Paesi membri dell’Oms, per fare il punto sui piani nazionali già preparati.

Dal questionario che è stato inviato ad ogni Paese risulta che finora a dotarsi di un organismo nazionale apposito per il controllo della pandemia sono stati 50 Stati, di cui 31 hanno già un programma operativo, mentre gli altri sono in uno stato più o meno iniziale dei lavori. Un organismo di controllo è previsto in tutti i 25 Paesi dell’Unione Europea, ma solo 18 di questi hanno un piano disponibile e pubblico (tra cui l’Italia, il cui piano è consultabile sul sito del Ministero della salute). Controllare l’espatrio dei Paesi da cui proviene l’infezione e produrre immediatamente una enorme quantità di vaccino da somministrare in massa alle popolazioni sarebbero le azioni più urgenti e necessarie nel caso l’Oms annunciasse la pandemia.

L’Italia ha elaborato un Piano Multifase d’Emergenza per la Pandemia Influenzale, in cui vengono ipotizzati più scenari, dalla possibilità che si verifichino casi isolati, limitati ad uno stesso distretto geografico, a quella di un’epidemia moderata, o di una diffusione grave, ma non pandemica.

Segnali di questa evenienza sarebbero un aumento dell’assenteismo scolastico e lavorativo e del numero di visite mediche per infezioni respiratorie acute di almeno il 10% nel caso di epidemia moderata, tra il 30 e il 50% nel caso più grave, con anche un aumento del 50% della domanda di ricovero.

Particolare attenzione andrebbe posta nelle vaccinazioni, che dovrebbero raggiungere il maggior numero di persone in breve tempo ma, nel caso le dosi di vaccino dovessero essere insufficienti a proteggere tutti, bisognerebbe orientarsi verso la vaccinazione selettiva, in base alle caratteristiche dell’epidemia.

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