BANCHE. Abi, crescono investimenti nel 2005, la metà in tecnologia

Aumento degli investimenti per rafforzare le infrastrutture tecnologiche del settore bancario e crescita dimensionale per consolidare i livelli di competitività del sistema finanziario, accelerando i processi di internazionalizzazione. L’edizione annuale dell’Osservatorio Abi sui costi amministrativi delle banche evidenzia questi due elementi tra le priorità strategiche del settore. In particolare: innovazione, processi di consolidamento in atto, miglioramento continuo dell’efficienza interna e un attento controllo dei costi si segnalano come i pilastri dei piani di sviluppo delle banche italiane, con il risultato di un effetto positivo sull’economia del Paese nel suo complesso. In sintesi i principali dati dell’indagine, elaborata su 123 istituti e 39 gruppi, e presentata al convegno Abi "Costi & Business" che si è tenuto a Roma nelle sede di Palazzo Altieri.

I primi 27 gruppi bancari (che rappresentano circa i ¾ del totale di settore) hanno effettuato, nel 2005, investimenti complessivi per 2,1 miliardi di euro nelle diverse aree di attività (dal private al retail, dal corporate ai servizi operativi, ecc). Di questi, la componente Hardware e Software ha visto assegnarsi il 49,4% per un totale di oltre 1 miliardo di euro. Tecnologia intesa come via per la progettazione di modelli di business coerenti con le richieste del mercato e con il miglior impiego del capitale umano di cui dispone la banca.

Per il Direttore generale dell’Abi, Giuseppe Zadra, "le banche si confermano tra i top spender in innovazione tecnologica che vuol dire più efficienza, più sicurezza, più qualità dei servizi a vantaggio dei clienti. Si tratta di fattori competitivi essenziali su cui concentrare ulteriormente gli investimenti del settore. Ma non solo. La tecnologia va vista come un tassello fondamentale al centro dell’evoluzione della stessa attività bancaria, con un’offerta di servizi finanziari sempre più associata alla produzione di informazioni, alla condivisione del sapere ed all’utilizzo della conoscenza".

Sono tre le attività principali che hanno caratterizzato la struttura dei modelli di business del settore nel 2005: l’attività di banca commerciale genera il 40% della redditività lorda complessiva, credito al consumo (15%) e asset management (11%). Vi sono poi altre quattro aree di attività che contribuiscono, in media, per oltre il 5% alla redditività dei gruppi: mutui residenziali (7%), sistemi di pagamento (6%), banca d’investimento (6%) e trading (5%). Sotto il profilo operativo, lo sportello, le società terze ed i promotori rappresentano i canali di distribuzione più importanti. A livello medio di sistema, infatti, la rete sportelli assicura ai gruppi del campione il 68% della redditività lorda complessiva, seguita con un 18% dagli altri canali (che riguardano esercizi commerciali ed attività di sviluppo delle Business Unit, private bankers, dealer convenzionati) e dai promotori (7,9%). Internet contribuisce per il 2,4%, mentre le società non comprese nel gruppo per l’1,5% della redditività, seguite dalle agenzie assicurative, dai mediatori creditizi e dalla banca telefonica.

La crescita dimensionale che sta interessando il sistema bancario italiano – si legge dalla nota – contribuirà a rafforzare la competitività del settore finanziario e l’economia nel suo complesso. Obiettivi concreti grazie ad un processo di internazionalizzazione in piena evoluzione che ha portato tra il primo trimestre del 2000 e il primo trimestre del 2006, ad un incremento del numero di partecipazioni di controllo detenute da gruppi bancari italiani in banche e società estere pari al 43,2%.

 

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