BANCHE. ABF, bilancio sei mesi di attività: 1052 ricorsi e 250 decisioni

Nel periodo dal 15 ottobre 2009 (data di avvio dell’attività dell’ABF) al 31 marzo 2010 sono pervenuti all’Arbitro Bancario e Finanziario (ABF) 1.052 ricorsi. In media, il tasso mensile di crescita è stato pari al 26,5 per cento. Le controversie hanno riguardato prevalentemente il sistema bancario, che ha assorbito l’87 per cento circa dei ricorsi; seguono, in ordine di importanza, le finanziarie iscritte nell’elenco di cui all’art. 107 del Decreto Legislativo 1° settembre 1993 n. 385 (7 per cento) e Poste Italiane S.p.a (4 per cento). A meno dell’1 per cento si attestano le controversie relative a società finanziarie iscritte nell’elenco di cui all’art. 106 del menzionato Decreto.

La distribuzione dei ricorsi risulta essere concentrata in capo a un numero ristretto di gruppi bancari (Intesa SanPaolo e Unicredit Group). L’oggetto dei ricorsi riguarda principalmente problematiche relative a conti correnti, mutui e credito al consumo, carte di pagamento e trasparenza.

La distribuzione territoriale per luogo di residenza del ricorrente evidenzia che il 44 per cento circa dei ricorsi proviene dall’Italia settentrionale, seguita dalle regioni centrali (34 per cento). Il sud contribuisce per poco più di un quinto del totale (22 per cento).

L’ABF ha assunto oltre 250 decisioni. Se si considerano sia i casi di accoglimento sia quelli nei quali i Collegi hanno dichiarato la cessazione della materia del contendere per intervenuto accordo tra le parti, risulta che in oltre il 60 per cento dei casi i ricorsi hanno avuto esito positivo per i
clienti. Nel 30 per cento circa dei casi i Collegi hanno dato ragione all’intermediario; meno del 10 per cento dei ricorsi sono stati respinti per ragioni diverse (incompetenza, irricevibilità, ecc.).

Riassumiamo, di seguito, alcuni dei contenuti principali delle decisioni assunte dall’ABF rimandando al sito dell’ABF per ulteriori approfondimenti.

1. Finanziamenti

La facoltà per l’intermediario di modificare unilateralmente i tassi e le altre condizioni di contratto (art. 118 TUB) è subordinata all’esistenza di un giustificato motivo (introdotto dal D.L. 223/2006), volto a salvaguardare nel tempo l’equilibrio delle condizioni stesse. Nel caso di un contratto di finanziamento a tasso variabile, le variazioni dell’indice di riferimento sono fisiologiche e gravano in maniera pienamente equilibrata su entrambe le parti, per cui è esclusa in radice lan possibilità per l’intermediario di introdurre modifiche peggiorative al tasso (nel caso concreto era stato aumentato unilateralmente lo spread).

2. Conti correnti
L’ABF si è pronunciato in merito alle disposizioni in materia di commissione di massimo scoperto (CMS) e nuovi oneri sostitutivi della stessa. In particolare, è legittima la modifica unilaterale delle condizioni contrattuali da parte degli intermediari, al fine di adeguarsi alle nuove disposizioni
introdotte dall’art. 2-bis del D.L. 185/2008. Tuttavia, nel caso in cui le nuove commissioni sostitutive della CMS non rispettino i nuovi e più rigorosi criteri previsti dalla legge, le commissioni introdotte sono nulle e i relativi addebiti devono essere restituiti al cliente. In particolare, è stata dichiarata la nullità di una commissione sostitutiva della CMS che non permetteva di quantificare ex ante l’onere a carico del cliente (non solo in termini di tasso, ma anche di importo netto complessivo).

3. Sistemi informatici, carte di pagamento e ATM
In via generale sono opponibili al cliente le operazioni effettuate con la digitazione dei codici in suo possesso – indipendentemente da chi effettivamente le abbia disposte – perché nell’utilizzo dei servizi telematici il cliente viene identificato esclusivamente mediante la verifica dei codici di sicurezza che gli sono stati assegnati. Con particolare riferimento ai dispositivi automatici di erogazione di banconote (ATM bancomat), nel caso di contestazioni relative all’importo effettivamente erogato, le risultanze informatiche delle registrazioni effettuate automaticamente
dalle apparecchiature presso le quali sono state eseguite le operazioni stesse sono opponibili al titolare della carta, qualora dal giornale di fondo non risulti alcuna anomalia e la prima quadratura di cassa eseguita sull’ATM non evidenzi alcuna eccedenza. Nell’ambito dell’utilizzo dei sistemi telematici e delle carte di pagamento, assumono rilievo due obblighi e la relativa osservanza: da un lato gli obblighi di custodia del cliente che debbono estendersi a tutto ciò che rientra nella sua sfera di controllo, dall’altro quelli dell’impresa che offre servizi bancari. In particolare, il cliente ha l’obbligo di diligente custodia della carta di pagamento e dei codici identificativi.

È stata, ad esempio, riconosciuta la responsabilità del cliente nel caso in cui i codici e la carta sono stati conservati unitamente, oppure nel caso abbia comunicato a un terzo il numero della propria carta di credito. Il cliente deve essere consapevole della delicatezza del mezzo telematico e della possibilità che attraverso di esso siano perpetrate frodi, anche nella forma del cd. phishing, attuando le cautele necessarie nei confronti di comunicazioni anomale che richiedono fraudolentemente la digitazione dei propri codici identificativi personali. L’intermediario che offre alla propria clientela servizi di pagamento o telematici ha il dovere di
adempiere il proprio obbligo di custodia dei patrimoni dei clienti con la diligenza professionale e qualificata richiesta dall’art. 1176, comma 2, del codice civile, predisponendo misure di protezione adeguate rispetto agli standard esistenti, anche sotto il profilo dei presidi tecnici adottati. Ad esempio, è stata riconosciuta la responsabilità dell’intermediario per non avere predisposto sistemi automatici di blocco delle operazioni anomale disposte tramite internet (nel caso di specie si trattava di una serie di ricariche telefoniche su numeri diversi, per un importo elevato, nel giro di poche ore), ovvero nel caso in cui non era stato adottato un terzo livello di protezione come le serie numeriche casuali generate da dispositivi automatici, ovvero per non avere previsto l’invio di sms di avviso dell’esecuzione dell’ordine.

4. Indicazioni agli intermediari
L’ABF, in alcuni casi nei quali ha ritenuto di non poter accogliere il ricorso, ha rivolto agli intermediari alcune raccomandazioni al fine di migliorare la qualità delle relazioni con i clienti. In particolare, ha stabilito che non è ragionevole convocare l’interessato presso lo sportello al solo
fine di rappresentargli che l’istanza di finanziamento non è stata accolta e che nel caso in cui l’intermediario ritenga di non accedere alla richiesta di finanziamento, deve comunque fornire riscontro con sollecitudine e, nell’occasione, verificare la possibilità di fornire indicazioni generali
sulle valutazioni che hanno indotto a non accogliere la richiesta di credito. In relazione a un contratto di mutuo di tipo "modulare" strutturato secondo una complessa struttura di opzioni tra tasso fisso e tasso variabile, tali da non consentire al consumatore medio di comprendere e valutare con sufficiente consapevolezza il contenuto delle reciproche obbligazioni, è stato rivolto all’intermediario l’invito a adottare in futuro formule contrattuali più chiare e comprensibili.

L’ABF ha rivolto indicazioni affinché nelle procedure di rilascio di carte di credito, e in particolare di quelle del tipo c.d. revolving, siano attuate forme di assistenza e informazione al cliente, che consentano a quest’ultimo di acquisire piena consapevolezza in ordine alle condizioni contrattuali di rilascio e di esecuzione del rapporto, segnatamente con riguardo ai meccanismi di ammortamento degli importi finanziati e ai tassi di interesse applicati.

 

 

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