BANCHE. ABI a UE: no a tassa su transazioni finanziarie

"Una tassazione aggiuntiva per il settore finanziario non è necessaria e nemmeno giustificabile in Paesi che, come l’Italia, non hanno avuto bisogno di fondi pubblici per fare fronte alla crisi": è quanto risponde l’ABI (Associazione bancaria italiana) alla consultazione lanciata dalla Commissione europea sulla tassazione del sistema finanziario, tema che è stato anche al centro di una due giorni svoltasi a Bruxelles a fine marzo.

L’Associazione Bancaria Italiana, informa una nota, "ritiene che non sia necessaria una tassazione aggiuntiva a carico del settore finanziario per restituire il sostegno pubblico ricevuto da alcuni Governi durante la crisi e nemmeno per alimentare il fondo di risoluzione per la gestione delle crisi bancarie. In alcuni Stati Membri come l’Italia, poi, un prelievo a carico delle banche non è nemmeno giustificabile perché queste ultime non hanno avuto bisogno di interventi pubblici per assicurare la stabilità finanziaria e per proteggere i depositanti".

Secondo l’ABI, per quanto riguarda la tassa sulle transazioni finanziarie (TTF), "non si tratta di una ipotesi concretamente realizzabile. L’imposizione solo a livello europeo, infatti, potrebbe generare svantaggi competitivi per il settore bancario europeo nei mercati internazionali e un indesiderabile effetto di spiazzamento a favore delle giurisdizioni nelle quali non verrà introdotta".

Contrarietà anche nei confronti della tassa sulle attività finanziarie (TAF) "considerata non idonea a raggiungere gli obiettivi della Commissione di aumentare il livello di stabilità degli intermediari, poiché non tiene conto del livello di rischi assunti".

La consultazione della Commissione è stata invece l’occasione "per ribadire l’appoggio dell’ABI alla proposta legislativa, recentemente pubblicata dalla Commissione, di introdurre regole comuni anche dal punto di vista fiscale per sostenere il mercato unico europeo dei servizi finanziari (CCCTB, Common Consolidated Corporate Tax Base). Regole comuni per la determinazione della base imponibile permetterebbero di facilitare l’attività transfrontaliera, aumentare la concorrenza e ridurre i costi di compliance a tutto vantaggio della qualità e del costo dei servizi offerti ai consumatori".

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