BANCHE. Abi: mutui sospesi per un miliardo di euro

Primi dati sulla sospensione dei mutui alle famiglie in difficoltà: fra febbraio e marzo, il "Piano famiglie" firmato dall’Abi e dalle associazioni dei consumatori ha portato alla sospensioni di mutui per un valore di quasi un miliardo di euro. Hanno accolto e ottenuto la sospensione delle rate di mutuo 10.281 famiglie, pari a un controvalore di 969 milioni di euro. È stata dunque liberata liquidità pari a 66 milioni di euro, con un importo medio sospeso di 7100 euro. La soluzione più diffusa è stata la sospensione dell’intera rata (93% dei casi), mentre la sospensione della sola quota capitale ha riguardato solo il 7% dei casi. A oggi hanno offerto condizioni migliorative dell’accordo 172 banche, il 64% del mercato. Sono alcuni dei dati presentati oggi a Roma durante la tavola rotonda "Il Piano famiglie – Primi esiti", che ha visto riunirsi rappresentanti dell’Abi, della Cei, del Dipartimento famiglia della Presidenza del Consiglio, delle Regioni e Province autonome e delle associazioni dei consumatori per fare un bilancio non solo del Piano famiglie, ma di tutte le iniziative di finanziamento che intendono sostenere le famiglie, come il "Prestito della Speranza" redatto da Abi e Cei e il Fondo per i nuovi nati.

La tavola rotonda ha rappresentato anche l’occasione per lanciare una nuova pubblicazione: la guida "Diamo credito alla tua voglia di ripartire. 6 risposte concrete per le famiglie in difficoltà", che riassume tutte le iniziative promosse dall’Abi insieme a istituzioni pubbliche e private. L’opuscolo contiene infatti le indicazioni essenziali su sospensione delle rate del mutuo, anticipo dell’indennità di cassa integrazione guadagni straordinaria, Prestito della Speranza per reinserimento lavorativo, fondo nuovi nati, prestiti per studenti universitari, accesso ai fondi per la prevenzione dell’usura. Dal dibattito in corso, sono emerse anche le criticità delle iniziative di credito, che hanno sottolineato soprattutto la difficoltà di arrivare al target di riferimento (carenza emersa sia per il Prestito della Speranza sia per i prestiti agli studenti universitari) e la necessità di un’informazione adeguata che permetta di arrivare alle famiglie. Non sono mancati i dati positivi, come la capacità di partire da iniziative nazionali per arrivare a sviluppare nuovi interventi a livello locale.

Quali i numeri, dunque? Il Piano famiglie dell’Abi, con la sospensione dei mutui, ha visto nel dettaglio l’ammissione di 10.281 domande nel periodo fra febbraio e marzo; 720 sono le domande in corso di esame, per un credito residuo di 54 milioni di euro; 2762 le domande ritenute non ammissibili, per un credito residuo pari a 293 milioni di euro. Si tratta, in quest’ultimo caso, di domande per le quali mancavano i requisiti formali previsti dall’accordo. Nel numero complessivo delle operazioni ammesse, pesano soprattutto la sospensione del lavoro e la riduzione dell’orario di lavoro (quasi il 42%) seguito dalla cessazione di un rapporto di lavoro subordinato (39%), con una interessante voce "altro" che si è scoperta rappresentare – ha spiegato Maria Luisa Giachetti dell’Abi illustrando i dati del piano – un 9,97% di domande relativa a cessazione di lavoro autonomo.

Ancora: la causa più frequente che ha determinato la necessità di ricorrere alla sospensione del mutuo nelle posizioni "in bonis", cioè senza ritardi nei pagamenti, è stata la sospensione dal lavoro o riduzione dell’orario (Cig, mobilità ecc.), mentre nelle posizioni con ritardo nei pagamenti pesa soprattutto la cessazione del rapporto di lavoro subordinato (42% dei casi). La ripartizione territoriale vede le domande ammesse dividersi in questo modo: 57,7% di domande al Nord, 19,4% al Centro e 22,9% al Sud e Isole.

Ma come stanno andando gli altri progetti? Per il Prestito della Speranza, realizzato da Abi e Cei (Conferenza episcopale italiana), è intervenuto il responsabile finanziario Cei Livio Gualerzi: l’accordo prevede un fondo di garanzia per attivare finanziamenti fino a 6 mila euro per famiglie in difficoltà. Il problema non è stato rappresentato dall’avere le risorse finanziarie a disposizione, ha detto Gualerzi, ma dalla difficoltà di raggiungere il target di riferimento. "Dai primi di ottobre si sono attivate 132 Caritas diocesane – ha spiegato – 165 sono le banche che hanno aderito, con una copertura di quasi 11 mila sportelli bancari". Margini di miglioramento ci sono ancora, poiché le Caritas che avevano inizialmente aderito erano 190. "Fra i dieci principali gruppi bancari, ad eccezione di Mediobanca, hanno tutte aderito ad eccezione di Unicredit Group", ha affermato Gualerzi, che ha sottolineato inoltre l’interesse e l’adesione di molte banche di credito cooperativo e banche locali. Sul territorio, si sono costituiti 160 fondi locali. E fra le banche, il 56% delle domande sono gestite da due istituti di credito (Intesa SanPaolo e Ubi). Quali i problemi dell’iniziativa? "Il target delle famiglie intercettabili è sicuramente più alto di quello raggiunto fino a oggi – ha spiegato il responsabile Cei – quindi c’è difficoltà di incontrare il target".

Una dinamica, quest’ultima, che ricorre anche per il prestito per lo studente, dove l’Abi collabora con il Dipartimento della Gioventù. Secondo i dati di Gianfranco Pasquadibisceglie, del Dipartimento Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dal 1° marzo 2008 al 31 dicembre 2009 sono state 557 le garanzie concesse, rispettivamente su tasse e contributi universitari, programma Erasmus, contratti di locazione, wifi. Un risultato non esaltante.

E il fondo per il credito per i neonati? Come ha illustrato Giovanni Vetritto, del Dipartimento Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri, hanno aderito 106 istituti, fra i quali 32 BCC e 19 Casse di Risparmio, e progressivamente è arrivata l’adesione delle grandi banche (BNL, Unicredit, Intesa SanPaolo e via dicendo). Ad oggi (da febbraio ad aprile) sono 1295 i bambini beneficiari, di cui 491 con base Isee (il prestito non prevede limiti di reddito) e 10 con malattie rare. Gli importi erogati al 3 maggio sono stati pari a oltre 6 milioni di euro (6.368.812) e l’impegno del fondo è di oltre 700 mila euro (715.383).

"Mi colpisce il fatto che un accordo a livello nazionale ha svolto una funzione di stimolo per impegni a livello locale", ha sottolineato il Responsabile ufficio rapporti con i consumatori dell’Abi Giustino Trincia, che ha evidenziato come per il Piano famiglie uno dei temi emersi come cruciale sia proprio quello dell’informazione e come siano rilevanti "il monitoraggio dell’accordo, dell’andamento, delle domande" e l’informazione veicolata dalle associazioni dei consumatori, che "hanno messo a disposizione le sedi per svolgere informazione sul territorio". "Una funzione importante – ha detto Trincia – è accentuare l’impegno reciproco, fare squadra. Importante è il ruolo della Guida Diamo credito e la capacità di produrre iniziative sui territori fisici e sul territorio del web. Dobbiamo riuscire a colmare lo scarto fra domanda e offerta: c’è un’area di criticità cui bisogna arrivare". Da Mario Finzi, presidente Assoutenti, l’impegno delle associazioni dei consumatori: "La scommessa e l’impegno che le associazioni pongono è quello di far accedere a queste misure il maggior numero di soggetti nel tempo più breve con la maggior quantità di informazioni. La Guida è stata fatta con l’ottica di racchiudere in poche pagine il complesso degli interventi per le famiglie. Dobbiamo salvare le famiglie italiane dalla deriva di uscire dai canali di finanziamenti ordinari per finire nel mondo dell’usura".

La Guida sarà distribuita attraverso gli sportelli bancari, presso le sedi dei Consumatori e ci saranno "pillole informative che possono girare su internet", ha detto Francesca Parmeggiani della Bancaria Editrice illustrando l’opuscolo: "Tutte le iniziative vogliono costituire un ponte, o un salvagente temporaneo, fra il momento della crisi economica e la successiva ripresa dell’economia".

 

di Sabrina Bergamini

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