BANCHE. Abi: personale e innovazione tecnologica, queste le spese maggiori

Riorganizzazione interna dopo le recenti fusioni, innovazione tecnologica, adeguamento alle regole e agli standard europei e controllo dei costi per aumentare l’efficienza ed essere competitivi a livello europeo ed internazionale. Sono questi i pilastri sui cui poggiano i piani di sviluppo delle banche italiane, che emergono dall’edizione annuale dell’Osservatorio ABI sui costi amministrativi delle banche, elaborata su 56 gruppi che rappresentano il 90% del settore in termini di totale attivo, e presentata al convegno "Costi & Business" che si è tenuto ieri a Roma.

Nel 2007 i gruppi bancari italiani monitorati dall’Osservatorio hanno sostenuto spese complessive per 45 miliardi di euro, con un incremento dell’1,8% rispetto all’anno precedente. La prima voce di costo è quella del "personale", che ha inciso sui bilanci delle banche per circa 28,5 miliardi di euro, in aumento del 3,2% rispetto al 2006. Il settore bancario ha inoltre sostenuto "altre spese amministrative" per 16,3 milioni. All’interno di questa voce si possono distinguere sei tipologie di spesa: al primo posto, con il 31,2% degli investimenti, troviamo l’innovazione tecnologica, seguono le "spese generali" (24,8%, all’interno delle quali le "imposte indirette" pesano per il 17,4%), le "spese di manutenzione e fitti passivi" (14,8%), le "spese professionali" (12,9%, consulenze, spese legali e così via), le "spese di trasporto (8,6%) e le "spese di pubblicità" (7,8%).

Rispetto all’anno precedente, le "altre spese amministrative" sono diminuite del 2,9% grazie alla razionalizzazione delle spese. Dallo studio Abi, infatti, emerge che la quasi totalità dei gruppi bancari italiani ha adottato strategie di contenimento dei costi soprattutto attraverso processi di outsourcing. In particolare, il 68% delle banche ha rinegoziato i grandi contratti di fornitura, il 64% ha provveduto a sostituire investimenti diretti con noleggio o locazione di cespiti e macchinari ed il 27% ha costruito alleanze strategiche con i fornitori.

Nei bilanci delle banche italiane, il 2007 è stato anche l’anno delle operazioni di fusione e acquisizione, con la nuova fase di ristrutturazione che ha interessato il settore. Su questo fronte, infatti, è stato investito il 28% dei 6,3 miliardi di euro che rappresentano gli "oneri non ricorrenti". Complessivamente le spese "una tantum" hanno pesato per il 40% sui costi amministrativi sostenuti durante l’anno dalle banche.

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