BANCHE. Abi, settore sempre più competitivo in Italia e in Europa

Oggi 27 giugno si è tenuta a Roma presso il Palazzo Altieri la decima edizione del convegno Spin sui margini di crescita nel campo dei pagamenti con le "carte di plastica", i mutui e il credito al consumo. Un’occasione per fare il punto sulle nuove prospettive di competitività aperte, per l’industria bancaria ma più complessivamente per l’intero sistema economico del Paese, dall’internazionalizzazione dei mercati e dalla sempre maggior efficienza dei servizi. Soprattutto alla luce del nuovo scenario normativo, che si sta configurando con l’approvazione della Direttiva sui Servizi di pagamento e l’introduzione della MiFID.

Un settore bancario sempre più competitivo in Italia e in Europa, che eccelle nel finanziamento alle imprese, ma ha ancora margini di crescita in segmenti importanti come i pagamenti con carte di credito e bancomat, i mutui e il credito al consumo verso le famiglie. Questo è quello che emerge dai dati presentati al convegno dell’Abi "SPIN 2007", che quest’anno ha affrontato il tema: "Crescere per competere. Tecniche economiche e sviluppo finanziario nello scenario europeo".

Il settore bancario italiano si è impegnato molto per colmare il "gap dimensionale" che lo separava dal resto d’Europa, anche se il cammino intrapreso in questi anni deve ancora proseguire. In termini di totale attivo le banche italiane rappresentano l’8% del totale dell’Ue a 25 paesi, più avanti del 6,5% della Spagna, ma ancora lontano dal 25,3% della Gran Bretagna, dal 20,8% della Germania e dal 15,5% della Francia.

"La banche italiane – ha detto il Presidente dell’Abi Corrado Fissola – stanno dando un contributo importante alla costruzione di un mercato finanziario più grande ed efficiente, sia sotto il profilo della maggiore concorrenza, sia sotto quello del sostegno complessivo al Sistema Paese. Oggi, anche grazie alla nuova fase di aggregazioni che completa il processo di consolidamento in atto già da tempo nel settore – ha aggiunto Faissola – possiamo affrontare con successo anche la sfida dell’integrazione europea dei mercati e dei servizi e contribuire, più in generale, all’internazionalizzazione dell’economia".
Su questo stesso tema, nel corso del convegno, è intervenuto anche il direttore generale della Banca d’Italia Fabrizio Saccomanni, sottolineando che "il settore bancario italiano ha potuto concorrere alla ripresa della nostra economia forte dei considerevoli progressi messi a segno nell’ultimo decennio sotto il profilo dell’efficienza produttiva, della gestione dei rischi, delle dotazioni patrimoniali", colmando il divario col resto d’Europa anche grazie – ha aggiunto – "all’ampliamento dell’offerta dei servizi e alle riorganizzazioni aziendali connesse con le aggregazioni fra intermediari".

Finanziamenti alle imprese
Per quanto riguarda le principali attività che quotidianamente vengono svolte negli oltre 30 mila sportelli delle banche italiane, il confronto con gli altri Paesi europei ci vede sul secondo gradino del podio nei finanziamenti alle imprese, con una quota di mercato pari al 15,1% del totale dell’Ue a 25 paesi, di poco dietro alla Germania (18%) e davanti a Francia (14,2%), Spagna (13,5%) e Gran Bretagna (12,6%).

Finanziamenti alle famiglie
Margini di miglioramento ci sono invece nel campo degli impieghi alle famiglie. Questo comparto rappresenta il 6% del totale europeo, contro il 28,7% della Gran Bretagna, il 22% della Germania, il 10,8% della Francia ed il 9,5% della Spagna. Il mercato dei mutui italiano, in particolare, rappresenta il 4,7% di quello europeo, contro il 30,1% inglese, il 20,6% tedesco, il 10,6% francese ed il 9,6% spagnolo. Stesso discorso per il credito al consumo: 5% del totale dell’Europa a 25, contro il 31,7% degli inglesi, il 19,3% dei tedeschi, il 16% dei francesi e l’8,7% degli spagnoli.

Carte di pagamento
Quanto ai pagamenti, in Italia si continua a preferire ancora troppo il denaro contante rispetto alle "carte di plastica". Tant’è vero che il numero di "strisciate" che ogni anno avvengono in Italia rappresentano solo per il 5,2% di quelle totali europee (27,2% quelle inglesi, 22,7% quelle francesi, 10,3% quelle tedesche e 6,1% quelle spagnole). Il volume dei pagamenti – cioè la quantità di denaro che circola mediante i pagamenti con carte di credito e bancomat – è pari invece all’8% del totale europeo (contro il 33,6% inglese, 19% francese, l’11,6% tedesco e 5,5% spagnolo). "Recuperare il ritardo che ci separa dal resto d’Europa in questo campo – ha detto il direttore generale dell’Abi Giuseppe Zadra – è tanto più importante ora che siamo alla vigilia di grandi appuntamenti, come l’avvio dell’area unica dei pagamenti in euro Sepa, che già dall’inizio del prossimo anno diventerà una realtà di fatto con i primi prodotti e servizi basati sugli schemi Sepa messi a disposizione dei clienti. In questo modo, anche sul fronte dei pagamenti saremo sempre meno cittadini italiani e sempre più cittadini europei".

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