BANCHE. Adusbef sostiene Catricalà: “Da banche estere nessun beneficio a concorrenza”

L'avvento delle banche estere in Italia non ha portato alcun beneficio per la concorrenza. Lo sostiene l'Adusbef, che ha anzi verificato a volte un peggioramento delle condizioni contrattuali proposte ai consumatori. Un esempio su tutti Deutsche Bank che, invece di praticare condizioni più vantaggiose, si è adattata agli standard presenti sul nostro mercato o ha addirittura applicato tassi e commissioni più alte.

 

"Ha perfettamente ragione – sottolinea l'associazione – il presidente dell'Antitrust Catricalà, che ha riscontrato nel sistema bancario ciò che è la realtà dei fatti: l'avvento di banche straniere non ha portato, per ora, alcun beneficio sul mercato perchè non c'è stato un aumento della concorrenza". "Quando le banche – dichiarato il presidente di Adusbef Elio Lannutti – praticano le stesse condizioni vessatorie nei rapporti con la clientela, analoghe commissioni di massimo scoperto e sui titoli (per la vendita dei titoli di Stato le condizioni coincidono al centesimo), stesse penali per l'estinzione anticipata dei mutui, per la chiusura dei conti correnti, per il trasferimento dei titoli, condizioni capestro nella vendita di prodotti finanziari, si deve parlare di competizione o di collusione?".

 

Per Lannutti la causa delle pratiche anticoncorrenziali è costituita dalla "vera e propria commistione "simbiotica" tra politica e banche, con la storica collusione, che non è ancora cessata, tra vigilanti e vigilati", tale da aver "impedito la concorrenza tra le banche, migliori condizioni, equità contrattuale, più qualità, minori costi, praticati ai consumatori". "Prima del decreto Bersani – conclude il presidente di Adusbef – che ha abolito alcuni privilegi feudali, nessuna banca cancellava l'ipoteca gratis alla scadenza del mutuo o aveva abolito dai contratti, richieste punitive di penali o di commissioni di massimo scoperto, pur dichiarate illegali dalla Cassazione".

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