BANCHE. Al Censis si discute di concentrazioni e flussi di potere

Il 6% del Pil italiano, 84 miliardi di euro, è il valore del capitale coinvolto nelle recenti fusioni e acquisizioni che sono state realizzate nel nostro paese. Le operazioni di concentrazione sono aumentate negli anni sia in numero che in valore: dalle 104 del 1991 si è passati alle 553 nel corso del 2005. I primi dati relativi al 2006, riguardanti il mercato del controllo societario, confermano che si tratta di una tendenza destinata a proseguire: le imprese italiane quotate in Borsa hanno annunciato 131operazioni di concentrazione, per un valore di 9 miliardi, 2 in più rispetto all’anno precedente. Di "Concentrazioni e flussi di potere nella sfera del denaro privato" se ne è parlato oggi al Censis a partire da un testo di ricerca elaborato nell’ambito dell’iniziativa estiva del Censis (Un mese di sociale) per discutere e approfondire i temi della società italiana.

Ad oggi sono due gli esiti di questa fase di concentrazione dei flussi di denaro privato: un blando effetto re-distributivo e l’emersione di un sistema socioeconomico duale costituito sia da processi di polarizzazione della ricchezza, sia di nuova proliferazione di soggetti intermedi. Per quanto riguarda il primo, se fatturato e utili, specie nei maggiori agglomerati produttivi, marciano, almeno da nove mesi, a ritmi superiori al10%, scarsa vitalità sembra emergere dalle famiglie così come indicano tre dati: l’andamento debole dei consumi, con una crescita mai superiore all’1%dal 2003; un incremento delle attività finanziarie liquide più contenuto se non in controtendenza rispetto all’accumulazione sviluppata dalle imprese e dagli intermediari bancari e finanziari; e, infine, tra il 2003 e il 2006 i valori delle consistenze in azioni detenute dalle famiglie sono aumentati del 13% mentre quelle delle imprese del 37%.

Per quanto riguarda il secondo esito, cioè l’emersione di un sistema socioeconomico duale, insieme ai processi di concentrazione di macrosoggetti, permane una ulteriore tendenza alla proliferazione dei soggetti,non solo come è tradizione nel campo della micro impresa industriale e terziaria ma anche e specialmente nel campo finanziario dove le concentrazioni sono state più impressive. Si pensi l’iperattivismo della dimensione intermedia rappresentata da banche popolari e banche di credito cooperativo; si pensi nel campo del risparmio gestito alla proliferazione ulteriore di soggetti (nei primi mesi del 2007 sono state istituite 8 nuove società di intermediazione mobiliare, di cui 3 di proprietà estera, che si aggiungono alle 106 attualmente esistenti); e si pensi alle 45 nuove iscrizioni all’Albo registrate nel 2006 per le altre società finanziarie operanti nel campo delle cartolarizzazioni, credito al consumo e leasing(nel 2005 le nuove iscrizioni erano state 35).Non è difficile intuire che la forma attualmente assunta dalla concentrazione nella sfera del denaro privato assume oggi una veste nuova,tale per cui la finanziarizzazione dell’economia (attraverso merger &acquisition, operazioni di private equity, IPO, riassetti proprietari altamente lucrativi, sempre più intense operazioni su hedge funds e bolle speculative) sembra prendere il sopravvento sui processi reali.

E’ evidente che le più consistenti masse di ricchezza movimentate sono prerogativa di un ristretto numero di persone; potremmo rischiare un riaffermarsi di oligopoli mascherati da strutture sottoposte alla libera concorrenza; ma possiamo sperare che la molteplicità crescente dei soggetti consenta un dialettico equilibrio di potere.

Comments are closed.