BANCHE. BNL-Centro Einaudi, luci e ombre nel Rapporto 2009 sui risparmiatori

Risparmiatori, consapevoli della crisi, abbastanza soddisfatti del reddito corrente ma meno ottimisti sulla pensione e sulle prospettive a cinque anni, orientati alla sicurezza negli investimenti: è la fotografia degli italiani scattata dal Rapporto 2009 sul Risparmio e sui Risparmiatori in Italia, realizzato da BNL in collaborazione con il Centro Einaudi attraverso interviste a un campione di 800 famiglie italiane in possesso di un conto corrente.

Il risparmiatore è consapevole della crisi e dei suoi aspetti economici e finanziari. Aumenta dal 31% del 2008 al 47% di quest’anno la quota di famiglie che ha risparmiato, a fronte di un 53% che non riesce a mettere da parte denaro (nel 2008 il valore era però del 68,9%). La crisi economica ha dunque consolidato il comportamento orientato al risparmio. "Le famiglie – rileva il Rapporto – sono consapevoli che l’uscita dalla crisi non potrà essere breve e, quindi, cercano di risparmiare. Per circa il 70% del campione, il risparmio è giudicato ‘indispensabile’ o ‘molto utile’, ma solo il 24% ‘mette risorse da parte’ per obiettivi specifici". Aumenta dunque il risparmio da parte di chi ha la possibilità di risparmiare: un trend che si conferma e che è legato alla riduzione del tasso di interesse e del costo dei mutui a tasso variabile e alla preoccupazione per il futuro.

Circa il 57% delle famiglie valuta più che sufficiente o sufficiente il reddito disponibile a oggi, ma i giudizi si fanno più pessimisti se si guarda al momento del reddito atteso al momento della pensione. Il 63% del campione, inoltre, vede in una prospettiva a cinque anni "un periodo di abbassamento del tenore di vita e di crescita debole".

La crisi è stata percepita come crisi sia finanziaria sia dell’economia reale (75% degli intervistati). In tale situazione, gli investimenti sono caratterizzati dalla riduzione delle propensione al rischio: primo obiettivo del risparmiatore, per il 56% degli intervistati, è quello di non perdere il capitale. La sicurezza è dunque la prima qualità di un investimento: per questo i risparmiatori scelgono titoli a reddito fisso, prodotti a basso contenuto azionario, immobili.

La crisi certamente si è fatta sentire: solo il 38% degli intervistati afferma di non aver avuto alcuna difficoltà a far fronte ai pagamenti, mentre il 18% riconosce di aver avuto direttamente delle difficoltà e il 48% parla di conoscenti che hanno avuto problemi. Nell’ultimo anno, il 17,5% ha dovuto ricorrere a prestiti per le spese necessarie.

Ma qual è l’indebitamento delle famiglie italiane? Le famiglie indebitate sono il 33,7% del campione: il 65% ha un finanziamento a breve termine, fra cui il 62,7% ha fatto ricorso al credito al consumo e l’8,9% alla cessione del quinto dello stipendio o della pensione. Il 47,6% delle famiglie indebitate ha un mutuo per l’acquisto di una casa. In circa il 21%, la famiglia ha inoltre in corso più di un contratto di finanziamento.

Non mancano situazioni di debolezza: "Il dato più significativo – rileva il Rapporto – è quello relativo alle famiglie che negli ultimi 12 mesi hanno già sperimentato tensioni finanziarie: si tratta del 18% delle famiglie con un mutuo, del 23,3% delle famiglie con prestiti personali o finalizzati e del 36,5% delle famiglie che hanno ceduto il quinto dello stipendio o della pensione". Il particolare, oltre il 50% delle famiglie indebitate ha in corso un mutuo a tasso variabile scelto talvolta (17,1%) per una riduzione a breve termine della rata o per l’influenza esercitata dagli intermediari.

Il Rapporto si sofferma inoltre sulla relazione fra risparmiatori e banche. Il 66% nutre verso le banche una fiducia almeno pari a quella pre-crisi. Il 74,2% degli intervistati si dichiara complessivamente soddisfatto della relazione con la banca di famiglia, anche se il dato è in calo rispetto al 78,3% del 2008. C’è anche una certa mobilità da parte dei risparmiatori, che prima di sottoscrivere un mutuo valutano diverse offerte: nel 66,7% dei casi, infatti, i risparmiatori hanno dichiarato di aver confrontato le proposte di diversi intermediari prima di decidere a chi rivolgersi. E il 24% degli intervistati ha cambiato banca nel corso degli ultimi due anni, affidandosi a una banca diversa (21%) o alle Poste (2,5%).
E nelle decisioni in un contesto di crisi c’è stata una buona percentuale di persone che non si sono rivolte a nessun consulente: se infatti il 31% si è rivolto al dipendente della banca o dell’ufficio postale per una consulenza, il 6,3% a un promotore finanziario e il 5,6% a un professionista, ben il 20% si è rivolto a familiari e amici e il 38% non si è rivolto a nessuno. Una dimensione dunque, quella del fai da te, che riguarda quasi 6 italiani su 10.

Per il presidente BNL Luigi Abete, "dalla ricerca emerge che il bicchiere è mezzo pieno se vediamo all’oggi, mezzo vuoto se vediamo al dopodomani. Nel breve termine, la stabilità dei redditi e la riduzione dei costi ha prodotto un reddito positivo per le famiglie che hanno potuto risparmiare. Emerge che la stabilità della fiducia nel sistema bancario viene confermata. Emerge che la competizione all’interno del sistema bancario è aumentata: il 24% di chi fa un mutuo si guarda intorno". Ma, ha aggiunto, "per il dopodomani c’è la crescente preoccupazione per il futuro in termini di reddito disponibile e di capacità di crescita".

 

di Sabrina Bergamini

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