BANCHE. CMS: nomi nuovi, stesso balzello

La commissione di massimo scoperto (CMS) è uscita dalla porta ed è rientrata dalla finestra con nuove voci anche più costose. È stata sì regolamentata dal legislatore, ma con una legge di dubbia interpretazione e la possibilità che si realizzi addirittura una duplicazione delle commissioni a carico dei clienti. Per questo Adiconsum, Adoc e Lega Consumatori chiedono l’intervento del Parlamento proponendo un emendamento ad hoc che chiarisca l’interpretazione della legge, e invitano i cittadini ad agire presentando reclamo alla propria banca e, in caso di risposta negativa o mancata, di rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario. Se tutto questo non avrà effetto, e se non ci saranno risultati, valuteranno l’attivazione di cause collettive contro le singole banche.

Le proposte sono state presentate oggi dalle tre associazioni, che chiedono dunque alle banche "la restituzione delle commissioni arbitrariamente incassate dal luglio 2009" e al Parlamento "l’approvazione di un emendamento che elimini la doppia commissione applicata dalle banche". Interessate all’iniziativa sono tutte le imprese che operano con uno scoperto di conto, o che superano lo scoperto autorizzato, ma anche le famiglie che in periodi di crisi possono ritrovarsi occasionalmente in "rosso". A chi vede aumentare i propri costi bancari – attraverso l’invio di lettere che comunicano unilateralmente modifiche contrattuali – le tre associazioni consigliano dunque di rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario.

"La commissione di massimo scoperto è un problema che tocca piccole e medie imprese e famiglie che posso andare in rosso sul conto corrente – ha detto Paolo Landi, segretario generale di Adiconsum – La nuova normativa ha fatto sì che da parte del sistema bancario, non da parte di tutte le banche, si siano colte le novità per introdurre nuove e ulteriori commissioni. Il risultato finale doveva essere quello di regolamentare il balzello, alcune banche l’hanno invece usata per aumentarlo. Abbiamo dunque predisposto – ha continuato Landi – un emendamento per cercare di chiarire la dizione della legge ed evitare così i nuovi balzelli".

"L’aumento degli scoperti nell’ultimo anno è di quasi il 20% – ha aggiunto il presidente Adoc Carlo Pileri – un fenomeno che riguarda un conto corrente su 5 rispetto a prima. È un problema che deve essere risolto in termini corretti perché così si aiuta la gente a uscire dalla crisi". Ed ha aggiunto: "Uscire dalla crisi è un vantaggio anche per le banche, per questo possono e devono fare uno sforzo maggiore per la realizzazione di tale obiettivo. In questo senso sollecitiamo il sistema bancario ad applicare minori spese per la tenuta dei conti corrente, ad eliminare ogni forma, anche implicita e occulta, di commissioni sul massimo scoperto e a stimolare l’utilizzo delle banche per la circolazione del denaro e la gestione dei risparmi". Da qui la disponibilità di un incontro con l’ABI.

L’ambiguità della formulazione e la regolamentazione della CMS riguardano in particolare l’articolo 2 bis della legge n. 2/09. A spiegarlo è Cristiano Iurilli, responsabile del Centro Giuridico Adiconsum: "La CMS non è stata cancellata ma regolamentata dal legislatore, per giustificare la clausola contrattuale e per salvarla dalle varie pronunce di nullità. Il legislatore non ha cancellato la CMS ma ha introdotto due tipologie: la prima, la CMS classica, restringendone l’applicazione. Nella seconda parte del primo comma , con un ‘altresì’ ha parlato di ‘corrispettivo per il servizio di messa a disposizione delle somme’. In astratto, è ammissibile la loro cumulatività". Come spiega il dossier preparato dall’associazione, la CMS "è legittima solo se il saldo del cliente risulti a debito per un periodo continuativo pari o superiore a trenta giorni e può essere calcolata entro i limiti dell’utilizzo dell’apertura di credito concessa". Viene sancita la nullità di tutte le altre clausole. La seconda tipologia di commissione viene invece chiamata "corrispettivo per il servizio di messa a disposizione delle somme".

La denuncia: dopo l’introduzione della nuova disciplina, molte banche hanno inviato ai clienti una lettera "in base all’articolo 118 del Testo Unico Bancario – continua Iurilli – di modifica del contratto con l’introduzione di un’altra serie di spese e commissioni, fra le quali ‘indennità per sconfinamenti’ e ‘ corrispettivo per scoperto di conto’. La CMS – conclude – esce dalla porta e rientra dalla finestra. Ma le banche hanno dimenticato che l’articolo 118 non può essere usato per introdurre nuove clausole che non esistevano nel contratto, ma solo per modificarle".

Da qui la proposta di un emendamento che chiarisca la legge con due disposizioni. La prima, l’applicabilità alternativa e non cumulativa delle due tipologie di commissioni previste dall’art 2 della legge 2/09. La seconda, l’introduzione di un comma che specifica: "Per i contratti in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione, sono altresì nulle le modifiche unilaterali volte all’introduzione di clausole, in qualunque modo denominate, e volte ad introdurre nuove e diverse forme di remunerazione per messa a disposizione di fondi non previste nel contratto".

 

di Sabrina Bergamini

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