BANCHE. Carte di pagamento: gli italiani le usano poco

E’ ai nastri di partenza la campagna ‘Fai valere le tue carte’, promossa da PagoBancomat e Visa per favorire l’uso delle carte di pagamento e ridurre le operazioni in contante Italia, nell’obiettivo di colmare così il gap con il resto d’Europa. Ogni italiano, hanno spiegato i promotori nel corso della conferenza stampa che si è tenuta oggi a Milano presso l’ABI (Associazione Bancaria Italiana), fa mediamente 21,6 operazioni con carte di pagamento l’anno, contro le 50,5 della media europea.

"Il problema – ha aggiunto Giuseppe Zadra, attuale direttore generale dell’associazione delle banche aderenti alla Confindustria – è di rilevanza economica e sociale, dato che in Italia la gestione del denaro contante costa circa 10 miliardi l’anno al sistema Paese (circa il 2% del PIL), cui si aggiungono i costi sociali legati a episodi criminali come furti e rapine".

I promotori della campagna per favorire l’uso massiccio delle carte di pagamento, hanno poi aggiunto che il 93% degli esercizi commerciali italiani è dotato di POS, gli italiani possiedono 67 milioni di carte di pagamento (circa due carte a testa nella popolazione attiva), ma effettuano solo un numero ridotto di operazioni l’anno, contro i finlandesi che ne fanno 150, gli inglesi 110, gli olandesi 100, i francesi 90 e i portoghesi 75.

”I nostri connazionali – ha commentato Zadra – non apprezzano i veri vantaggi delle carte di pagamento per una serie di ragioni, in testa alle quali c’è evidentemente la percezione che siano insicure”. Per migliorare la percezione degli italiani nei confronti del denaro elettronico, e dichiarare guerra al tradizionale contante, sono stati investiti per l’attività promozionale che durerà sei mesi, oltre 20 milioni di euro.

Davide Steffanini, direttore generale di Visa Europe, ha spiegato infatti come il contante sia uno strumento di pagamento vecchio, la cui gestione assorbe una cifra pari al 2% del nostro Pil. ”La spesa per la gestione del contante è di 200 euro pro capite l’anno".

”Il contante dà un senso di sicurezza fasullo”, ha aggiunto Zadra, ricordando come i furti in case, banche e negozi, o gli scippi prendano di mira proprio il denaro liquido. Tra i molti vantaggi delle carte di pagamento rispetto alle banconote, il direttore dell’ABI ha messo l’accento sulla comodità di approvvigionamento di fondi in Italia e all’estero, l’efficenza nei pagamenti senza problemi di monetine e resti, ma soprattutto la ”tracciabilità delle spese”.

”Gli italiani -ha aggiunto Zadra – perdono a testa più di 1.800 euro l’anno (da 36 a 100 euro la settimana in media), nel senso che non ricordano come sono stati spesi, mentre tra i vantaggi delle carte di pagamento c’è anche la facilità di controllo, in particolare quando si tratta di rimborsi spese per trasferte”.

”Noi puntiamo – ha sottileato Steffanini per sintetizzare la guerra dichiarata al contante dai circuiti dai promotori dell’iniziativa- a far si che le carte vengano usate anche per pagare caffè e giornale. Ormai il livello di frodi sulle carte è inferiore a quello sul contante, e le nuove tecnologie le hanno rese difficilmente clonabili”. Inoltre, ha aggiunto il direttore generale dell’ABI, nel contesto di Patti Chiari, si sta mettendo a punto un progetto per garantire tempi certi nei rimborsi delle cifre perse a causa di frodi con bancomat e carte di credito. "Stiamo lavorando per far sì che entro gennaio, gli aderenti al progetto ‘Patti chiari’, risarciscano i clienti in 15 giorni al massimo. Ci sono banche virtuose che già lo fanno, altre si prendono più tempo".

Insomma, l’uso delle carte di credito è stato presentato dai promotori della campagna per la riduzione delle operazioni in contante come una sorta di bacchetta magica portatrice di vantaggi e sicurezze e poco importa se in un momento di crisi economica il problema non sembrerebbe essere tanto la forma in cui il denaro circola ma l’impoverimento con cui è costretto a far fare i conti gran parte delle famiglie italiane.

E anche sugli esempi virtuosi rappresentati dai Paesi dove l’uso delle carte di pagamento è molto più diffuso ci sarebbero delle valutazioni da fare. E’ proprio di questi giorni infatti la notizia che i debiti degli americani, favoriti anche da strumenti di incentivazione al debito come le carte di credito, potrebbero essere all’origine di un nuovo e disastroso effetto domino. Nell’occhio del ciclone oltreoceano ci sarebbero infatti ora proprio le carte di credito, che secondo alcuni osservatori diventeranno il prossimo settore finanziario a essere colpito.

Innovest StrategicValue Advisors, una società di ricerca americana, in un rapporto appena pubblicato afferma infatti che le banche americane saranno costrette a svalutare ben 18.6 miliardi di dollari in conti di carte di credito insolventi nel primo trimestre del 2009 e 96 miliardi di dollari in tutto il 2009, pari a più del doppio rispetto alle stime relative al 2008. Gli analisti di Innovest ritengono che si tratti di una cifra complessiva tale da poter creare danni non indifferenti ai bilanci delle maggiori società emittenti di carte di credito, e cioé proprio Visa, MasterCard e American Express. Le svalutazioni del debito "tossico" sulle carte di credito per adesso stanno "sfidando la gravita’" se il paragone viene fatto con quel che sta accadendo sul mercato dei mutui, secondo Gregory Larkin, senior banking analyst di Innovest. Ma questo scenario è destinato rapidamente a mutare.

"Se la storia è un indicatore da seguire – ha spiegato l’analista autore dello studio – ci sarà per le carte di credito un’impennata di insolvenze pari a quella che si è vista per i mutui, dove l’aumento è stato pari di otto volte". Come dire, che il peggio deve ancora venire e che ogni crisi alimenta l’altra.

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