BANCHE. Clausole vessatorie, Cassazione respinge il ricorso di ABI e BPM

Buone notizie per i cittadini vittima di tutte quelle clausole di contratti bancari che determinano a carico del consumatore uno squilibrio dei diritti. La Corte di Cassazione ha infatti respinto il ricorso di ABI e BPM contro la sentenza della Corte di Appello di Roma che aveva dichiaro la vessatorietà di oltre una trentina di clausole contenute in vari contratti bancari, vietandone l’utilizzo. L’azione era stata avviata grazie al ricorso delle associazioni Altroconsumo e Cittadinanzattiva. "Finalmente è stata sancita una volta per tutte l’irregolarità di una prassi diffusa nei rapporti tra utente e istituto bancario: costringere i correntisti ad accettare condizioni più svantaggiose e meno diritti, rispetto a quelli che la banca stabilisce per sé" ha commentato Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo.

Nello specifico – spiega una nota – i giudici hanno ribadito il divieto alle banche di utilizzo delle clausole che:
– escludono o limitano la responsabilità della banca in caso di furti o danneggiamenti alla cassetta di sicurezza;
– consentono alla banca la revoca immediata (o con un preavviso brevissimo, anche di un giorno) delle aperture di credito, senza giustificato motivo;
– escludono ogni responsabilità della banca per danni a seguito di perdita o furto di assegni non comunicati alla banca stessa;
– consentono alla banca di addebitare sul conto corrente suoi presunti crediti, stabiliti anche unilateralmente;
– consentono alla banca la capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi (cioé dovuti dal cliente) e annuale degli interessi attivi (cioé dovuti al cliente) – clausola nel frattempo esplicitamente vietata per legge;
– consentono alla banca di modificare unilateralmente le condizioni contrattuali "per proprie necessità organizzative";
– prevedono che gli estratti conto della banca (compresi i prelievi bancomat) facciano "piena prova" se non contestati entro 60 giorni.

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