BANCHE. Commissione massimo scoperto, CODICI: “Si cela sotto mentite spoglie”

A gennaio 2009 il Parlamento italiano ha sancito, con la Legge n. 2 del 28 gennaio 2009, la nullità della commissione di massimo scoperto (Cms), commissione che veniva fatta pagare dagli Istituti Bancari sul massimo importo a debito del proprio conto corrente. Con il Decreto Anticrisi (art. 2 bis) accade, quindi che la Cms possa essere applicata solo se il saldo del conto corrente resta a debito per un periodo di tempo superiore ai 30 giorni consecutivi o nel caso di conto corrente con fido. Con i nuovi correntisti la disposizione avrebbe dovuto avere effetto immediato, per tutti gli altri, gli Istituti si sarebbero dovuti adeguare, entro giugno 2009, alla normativa vigente.

Ma dal CODICI arriva una denuncia: "Nonostante siano trascorsi più di due mesi dal termine ultimo per l’adeguamento in questione, le segnalazioni pervenute al CODICI evidenziano come alla Cms siano subentrate altre commissioni. Di fatto – dichiara l’Avv. Carmine Laurenzano, resp. Ufficio Legale del CODICI – potrebbe essere un escamotage degli Istituti di credito per aggirare la normativa vigente. Una Cms celata sotto mentite spoglie".

Il correntista italiano, a seconda della banca di riferimento, può quindi trovarsi di fronte ad espressioni quali "corrispettivo sull’accordato", "Disponibilità immediata fondi", o ancora "Commissione oneri per scoperto conto" e "Commissione d’istruttoria urgente", formule che l’Istituto Bancario utilizza in caso di scoperti.

"Il quadro appare piuttosto articolato – conclude Laurenzano – ma monitoreremo la situazione e avvieremo azioni inibitorie e diffide nei confronti di quegli Istituti Bancari che eludono la Legge". Le Banche informano i loro clienti circa i nuovi regimi contrattuali, il CODICI invita i cittadini che hanno ricevuto materiale informativo attraverso cui l’Istituto comunica della variazione unilaterale delle clausole contrattuali, a rivolgersi agli sportelli dell’Associazione.

 

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